• accenti in avvento

    Corpo del testo

    Eccomi qui, ancora una volta, a domandarmi come iniziare questo taccuino. La mano trema e la penna probabilmente non scriverà. Ho appena finito di piangere, gli occhi bruciano e la gola anche. Ho vomitato la pizza surgelata che avevo cotto nel forno, dieci minuti prima, per cena. Apro la prima pagina. Vedere il taccuino precedente terminato è stato un colpo. Forse speravo in un cambiamento, in un passo avanti; ma, evidentemente, anche un quaderno può scorrere e voltare pagina, mentre io sono ancora qui, con il solito boccone amaro, piena di disillusioni. Si è soliti iniziare un foglio nuovo con un normale Caro diario, ma non è questo il caso,…

  • accenti in avvento

    Lettera a Zerocalcare

    Ciao Michele,  Probabilmente non leggerai mai questa lettera, ma va bene così. Io la scrivo lo stesso, forse perché ne ho bisogno.   Ieri sera alle 22:00, dopo aver cenato ed essermi messa il pigiama, mi sono seduta sul divano. Solitamente prima di dormire leggo, ma stasera faccio uno strappo alla regola e mi guardo la tua serie tv su Netflix. In realtà devo confessarti che è la seconda volta, l’ho guardata appena uscita, ma stasera mia sorella voleva vederla e allora ho pensato: perché no, me la riguardo volentieri. La prima volta è stata qualche settimana fa e devo dire che mi ha lasciato con alcune domande, tutte irrisolte.  Crescere…

  • accenti in avvento

    Piccole cose

    Di un uomo non si comprende mai quel che pensa o se quando ti guarda come speri che faccia sempre è perché prova orgoglio o in realtà non pensa a niente. Un uomo può farti scombinare i piani per restare a casa e metterci una vita per dirti che ti ama, farlo quando non ti aspetti e trovarti spettinata. Passano giorni, che si assomigliano tutti, accanto a quell’uomo, ma la cosa che più mi viene da pensare è che oggi mi sento fortunata anche se non conosco il suo desiderio prima delle candeline, anche se non sappiamo ballare la stessa musica, anche se la nostra vita sarà poi altro. Tra…

  • racconti

    Diecimila passi

    Hanno detto alla televisione che per restare in forma bisognerebbe fare almeno diecimila passi al giorno. Forse dovrei cominciare a contarli, penso, e butto giù l’ultimo sorso di caffè. Il rumore ferroso del chiavistello mi fa scattare in piedi. Non è un’idea malvagia, mi dico ancora, basterà segnare una tacca sulle scarpe ogni cento passi.  Un saluto frettoloso e la porta viene richiusa alle nostre spalle. Seguo questo ragazzotto che potrebbe essere mio nipote. Sbadiglia e si stropiccia gli occhi. Beata gioventù, mi ritrovo a pensare. È lunedì: è il giorno dell’acqua, esclama quando finalmente arriviamo in magazzino. Il mio compito, insieme ad altre due persone, fino a pomeriggio inoltrato,…

  • eventi

    Un silenzio condiviso – Silent Book Club di Pesaro

    Ci sono angoli di città che non conosciamo finché non ci fermiamo, in silenzio, a viverli.  Mi è capitato molte volte di passare davanti a Casetta Vaccaj, nella mia Pesaro, senza fare, però, troppo caso a quello spigolo cinquecentesco signorile e discreto che si affaccia su un’oasi di pace ritagliata nella frenesia del centro. Decido di sedermi qui. Ho un libro blu in mano e quattro estranei lettori attorno a me. Sfilo dalle pagine un piccolo biglietto viola che uso come segnalibro: ha tre parole sopra: Silent Book Club. L’ho trovato quest’estate, appoggiato sul bancone della Casetta: sembrava una specie di invito – e in un certo senso lo è…

  • racconti

    Lenticchie

    Io coltivo ortensie. Blu, rosa, viola. Sono le più belle di Roma, lo dicono tutti.  Da qualche giorno però, mi ritrovo certe sforbiciate strane, manca un fiore per pianta, c’è un buco. Ieri, un postino mi ha detto che al condominio di via Ferrari, Gerardo fa certe ortensie di forme speciali, che sembrano sculture. Allora ho capito: l’idea l’ha presa da me, dalle mie piante intorno alla fontana, orgoglio di tutto il quartiere Prati. Ora è chiaro che l’idea non gli basta più. Io, Gerardo me lo sono cresciuto come un figlio e gli ho insegnato tutto. Sembra niente, ma per fare i portieri nei condomìni dei signori serve saggezza.…

  • editoriale

    Editoriale dicembre

    Sono giorni che ho in testa due domande che non mi danno tregua. Qual è il senso del Natale? Cos’è la letteratura? Sono quesiti privi di un nesso logico tra di loro, ne sono consapevole, eppure, a momenti alterni, mi danno il tormento. So, anche, con assoluta convinzione che non troverò una risposta nell’immediato: la prima mi si riproporrà ogni anno all’incirca verso la metà di novembre, per poi lentamente sopirsi a gennaio inoltrato. La seconda, ho come l’impressione che mi perseguiterà per tutta la vita. Devo, però, trovare un’apparente, o provvisoria, soluzione al mio dramma. Detto fatto. Esco dal mio ufficio e mi fiondo nella sala riunioni che da…

  • Contest

    Mai visti prima

    Anche con tutta la buona volontà, con mani così minute non sarei mai riuscita a strozzare il collo da toro di Randall. Ci ho pensato molto, ma non sarei stata capace nemmeno di piantargli un coltello in pancia. Mi mancava la forza. Mi mancava soprattutto la risolutezza, perché per quanto Randall mi ripugnasse, in fondo non era lui la causa della mia disperazione.  Sin dall’arrivo, cinque anni fa, nella città di Randall, la cosa che più mi turbava del nuovo mondo erano le dimensioni degli spazi, della gente, dei luoghi. Incommensurabili. A partire dall’aeroporto, un gigantesco labirinto di scale mobili e corsie luminose nel quale si perdevano persino interi sciami…

  • racconti

    Corpi

    L’affanno che mi opprimeva il petto scendeva piano verso lo stomaco e, trasformandosi in pulsione, camminava a rilento nella mia intimità.  – Mi trovi vecchia? –, le chiesi. Mentre la luce fioca della stanza richiamava voglie soppresse e i rumori del traffico irrompevano nel silenzio della notte, provai vergogna per tutti gli orgasmi ascoltati da quella camera.  Era quello stesso piacere che ora stavo cercando?  Osservai il mobilio intorno a me. Aria consumata, odore umido, di polvere. Un capannone rivestito a dormitorio. Una finestra, un balcone, un tavolino in legno; un letto, che per quella notte sarebbe stato il nostro.  Dana non rispondeva: come avrebbe potuto convincermi del contrario? Era…

  • storiviste

    E il verbo è rimasto verbo e abita in mezzo a noi – La zattera di Kiefer

    Martino mi aspetta al primo piano.  Mi dà le spalle: sta guardando una tela appesa al muro. Lo raggiungo e mi metto accanto a lui. Mi fa un cenno di saluto e restiamo in silenzio. – Si chiama Il grande carico – bisbiglia poco dopo. – È di Anselm Kiefer. È un dono della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.  Prende due sedie da un tavolo vicino e mi invita a sedere di fronte al dipinto. – Vieni, mettiamoci qua. Non distinguo uno sfondo preciso in quest’opera, ma solo un’informe materia simile a rame e piombo con, al centro, una struttura su cui, in maniera disordinata, sono…