• editoriale

    editoriale luglio

    Il n’y a pas de règles. Non ci sono regole. Mi ha detto qualche sabato fa la mia amica francese Marine. E da allora non faccio che pensare a questa frase.  A questa frase e al fuorigioco. Due concetti apparentemente antitetici eppure, secondo la mia mente, legati tra loro. Purtroppo ho terminato la psicanalisi ormai da un pezzo e tutte le volte che entro in questi trip amletici, che mi perseguitano per giorni, l’unico modo che ho per uscirne è indossare un costume, chiudermi per un quarto d’ora in una sauna e cercare di sviscerare la questione chiedendomi – come avrebbe fatto la dottoressa – cosa evocano in me questi…

  • racconti

    Vortici

    Lei è sdraiata su un telo azzurro. Sotto di lei una distesa di sabbia dorata. La visuale è buona, riesco a seguire ogni movimento. È lì da una ventina di minuti. Ho pensato subito fosse una sirena, poi ho visto le gambe. Allora mi sono detto: è una dea. Una dea distesa verso un sole che non splende. È immobile da venti minuti. Solo il suo petto, si solleva e si abbassa con regolarità, quasi seguendo una specie di picchiettio costante. Una volta, un tizio mi ha detto che sulle spiagge le dee non sono una novità. Le riconosci subito: sono vicine eppure irraggiungibili. Partecipano alle nostre stesse feste, si…

  • racconti

    Amaro

    Non c’era luce quella sera: il paese era quasi completamente al buio. Senza dettagli, senza difetti, tutto nascosto nell’ombra.  Le strade erano deserte con i vicoli che profumavano di pietra, umidità e sollievo. Le poche persone fuori avevano lo sguardo basso, camminavano anonimi e timidi come se tutto quel buio fosse una loro colpa. La piazza era vuota e illuminata. Le luci arancioni dei lampioni, pesanti, inchiodavano il silenzio, la malinconia di una notte solitaria, di un piccolo borgo mezzo morto che aspetta solo la neve per vestirsi di bianco e riposare.  La piazza era vuota, non come due giorni prima. Prima della festa del paese. Proprio quel pomeriggio ero…

  • racconti

    Le ragazze dell’Aiguille d’Alger

    12 luglio 1934 Mia cara Clementine, mi dispiace scriverti questa lettera dopo così tanti anni di silenzio. Mi dispiace che il pretesto sia la dipartita di una persona cara. Ho ricevuto un telegramma da Marie proprio ieri, e non ti nascondo che la funesta notizia mi ha distrutto. A quasi settant’anni non credevo di essere ancora in grado di piangere. L’ultima volta è stato per te, in quel lontano giorno d’aprile al Jardin d’essai. Furono così dolorose… Come lo è ora la morte di Fatima.      Mentre scrivo – e spero potrai perdonare l’inchiostro sbavato – gli occhi si inumidiscono. Non riesco a credere che Fatima sia morta. Vorrei scriverti parole…

  • eventi

    Una boccata d’aria fresca – Festival della Letteratura Sociale

    Domenica 30 maggio 2021.  Suona la sveglia, guardo il cellulare: le 8:00. Rimandarla almeno altre cinque volte, per avere l’illusione di dormire un altro po’, è ciò che farei in un giorno normale, ma oggi è diverso.  Oggi, dopo un anno e mezzo, finalmente torno a un festival di libri dal vivo e non mi sembra vero. Si tratta del Festival della Letteratura Sociale, alla sua sesta edizione, che si tiene a Firenze.  Mi stiracchio un po’ e penso al mio treno che partirà tra un’ora e mezzo, già mi vedo arrivare tardi in stazione e correre per riuscire a non perderlo. Con questo pensiero mi fiondo in cucina per…

  • editoriale

    editoriale giugno

    Mia sorella dice spesso che vivo in un mondo tutto mio, fatto, secondo lei, di fiabe e poca realtà. A niente vale il ribadire che tutti abbiamo una dimensione propria in cui abitiamo: liberi di muoversi, accettarsi, tollerare lo spazio che in un certo senso siamo costretti a condividere con il resto del mondo. Quello di tutti. Così, non mi sono meravigliata più di tanto quando un paio di venerdì fa mi è capitato di scontrarmi con un mondo nuovo. Anzi due: quello di Donatien Alphonse François de Sade e di Leopold von Sacher-Masoch. Questi signori, non più in vita da almeno cent’anni, hanno dato un contributo essenziale a quelle…

  • racconti

    Kompong

    Siccome ero nel mio periodo vintage stavo ascoltando i Love.Non so cosa pensavo di trovare in Cambogia. Forse solo provare qualcosa di diverso, smettere di guardare i visi tristi sul metrò delle otto e trenta, perdermi nel fascino dell’Indocina coloniale o scrutare da vicino la povertà. Quella, intanto, l’avevo incontrata subito nell’orfanotrofio vicino al lago Tonlè Sap.Era stato un incontro devastante, almeno per me, lei, la povertà, sembrava averla presa meglio: si era incarnata nei corpi magri, nei visi sorridenti dei bambini, sempre nudi, sporchi, che tiravano la gonna dicendo “Madame I’m angry”. E io lì: impotente nel saziare quella fame insaziabile. E a loro mancava tutto. I genitori, le…

  • racconti

    La regina dell’acqua

    Era per quel suo modo di trattenere il fiato, occhi socchiusi, labbra serrate a formare una linea piatta, il respiro che moriva nella cassa toracica e lo sguardo perso dentro un finestrino di orizzonti color asfalto e muri scrostati. La pelle del viso, delle guance gonfie di ossigeno, perdeva a poco a poco l’usuale pallore e virava in un rosa perlato seguito da un rosso scarlatto. Stringeva le dita della mia mano e alla fine sbuffava come se le avessero tolto un tappo dalla bocca. Si voltava e sorrideva. Era per quello che Marilù rimaneva sott’acqua più di tutti noi: si allenava ogni giorno trattenendo il respiro sul pulmino che…

  • racconti

    Eppure una bomba era esplosa

    Il teatro era proprio lì: a cinque minuti dal caffè in cui mi ero fermato. Restai immobile a contemplare la facciata rovinata. Ai miei piedi c’era parte dell’insegna, ne raccattai un pezzo, soffiai via la polvere e poi lo rigettai di nuovo a terra. Lavoravo in quel posto fin da quando ero piccolo. Lì, avevo imparato ad amare le più grandi opere e ad appassionarmi a quel mondo.  Entrai nell’atrio, piovevano ancora calcinacci, dovevo fare attenzione. Il pavimento era un disastro: c’erano macerie ovunque. Per un attimo vidi anche corpi umani agonizzanti stramazzati a terra. Fortunatamente era solo la mia immaginazione. Guardai l’orologio. Erano le otto di mattina. Pensai che…

  • racconti a tema

    CANTO XXV DELL’ODISSEA

    Sono a questo cazzo di telaio da anni. La mia vita è un inferno. E lui, invece? È vivo? È morto? Chi lo sa. Dal piano di sotto scatta un applauso. Mi alzo e lo sgabello cade. Che nervi questi Proci! Sono qui a sbafo, uccidono i nostri animali, mandano in malora il patrimonio dell’isola e si scopano pure le mie ancelle. D’altronde io le capisco! Hanno voglia, sono giovani e belle.  Le mani mi tremano. Anche io ho voglia! Passo tante volte il filo della trama sull’ordito. Ma che faccio? Che pasticcio! Ridacchio. Ecco devo disfare tutto. Sorrido. Tutte le scuse sono buone. Mi prendo il viso tra le…