• editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Marzo ‘24

    Ho acquistato un paio di leggins in pelle nera, super aderenti, che foderano le mie cosce grassotte e i miei polpacci da calciatore. Quando li ho provati in camerino insieme a un body nero, pure quello attillatissimo, ho cominciato a canticchiare You’re the one that I want di Grease. Però di Olivia Newton-John alla specchio non c’era proprio nulla [a partire dai capelli biondi ricci, gli occhi chiari e le gambe chilometriche], o forse c’era anche troppo [fianchi larghi e cellulite in trasparenza]. Ad ogni modo non ho desistito: li ho pagati e me li sono portati a casa. Li indosso quando il mio livello di autostima è sotto le…

  • racconti

    Le mani

    Le mani prima del gesto. Le unghie smaltate del colore della crema di marroni. Cesellate a filo di dito. Il pollice e l’indice, lunghi una danza, affusolano la cartina. Calano il sipario.  Se la guardo in copertina, sul frontespizio del volto trovo subito il tocco inferto dalla biologia alla sua natura: due sopracciglia folte, rigide nei contorni del ritratto che è lei stessa anche da fuori. Nelle foto su Instagram è sempre un’ombra, una sagoma dietro un’opera d’arte con cui non si misura. Secondo la mia ragazza è persino una dea.  – Io? Quanti me ne daresti? e fuma, sospira e i denti sono il pettine con cui sfoltisce l’accento…

  • Cose che tutti vedono

    Nascita di un padre

    Nel tempio dei ricordi che ogni casa cela in sé mi chiedo quale sia il ruolo degli elementi al suo interno, decine di oggetti a formare il mosaico di un vissuto non sempre di immediata comprensione. Quadri, manufatti, fotografie si legano alle persone e allo spazio circostante, entrando nel dualismo soggetto/oggetto della platea domestica; è l’unione della persona con l’oggetto a rendere quest’ultimo unico: quattro semplici mura diventano museo della propria e personale storia. Forse è per questo che entrando nelle case altrui rimango così affascinato da tutto ciò che trasmette ricordi di una vita, trovandomi a girare tra foto e suppellettili in cerca delle storie che vi si nascondono.…

  • racconti

    Invidia

    La sua stanza era quella in fondo al corridoio, vicina alle porte d’emergenza. In quello spazio non era permesso fumare, ma lo facevano tutti, e lei più degli altri. Usciva dalla camera in tuta blu, spingeva la sedia a ruote con un braccio solo mentre l’altra mano era impegnata a reggere la sigaretta. Parlava molto, anche quando fumava. Raccontava di sé, della sua vita professionale – era infermiera –, di un fidanzato di cui non faceva mai il nome, della sua cicatrice. Con quella voce carezzevole e i gesti gentili si era guadagnata una buona reputazione nell’intero primo piano. Si lavava i capelli biondo rame un giorno sì e uno…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Febbraio ‘24

    Sotto al titolo de L’altrui mestiere di Primo Levi che sto leggendo per un saggio, ho appuntato una sua frase tratta da  I sommersi e i salvati: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Più sotto ho aggiunto: il male.  E ancora più sotto ho annotato: il male è assoluto? Forse per Levi lo era e posso immaginare che lo abbia impersonificato in Hitler. Colpevoli e complici di questo mio filosofeggiare riguardo al male sono stati anche i testi [due racconti di Ilaria Parlanti e di Luciano De Vivo, illustrati da Stefania Natale e Francesca Gastone, insieme al saggio di Mattia Lupini] che ospiteremo sul nostro spazio in questo freddo…

  • racconti

    Cose che non so

    Papà è un tipo strano. O almeno così dicono qua, io non ci avevo mai pensato. Qua, alla centrale, dicono che non si fanno queste cose, dicono a sottovoce che i pazzi le fanno, queste cose.  – Papà ha sempre avuto un sacco di mappe – gli dico.  Ed è vero, le ha sempre avute, e ci ha sempre portato a vedere cose di questo tipo, che piacciono a lui. Burroni, scogliere, pozzi. Li vedevamo, e basta. A volte facevamo picnic vicino. E papà raccontava delle cose su questi posti. Non erano belle storie, ma erano storie. Cerco di spiegarlo, al poliziotto, alla signora gentile che mi ha messo la…

  • racconti

    La fune

    Patrizio fruga nello zaino da trekking con un ghigno sulla faccia. Dovevo capire che aveva in mente qualcosa quando ho visto che portava una sacca così grande, ma sapevo che mi avrebbe dato una risposta evasiva e che io non avrei insistito, per cui ho lasciato perdere. Vorrei soltanto ondeggiare nell’oblio della corrente e nel ronzio delle libellule che sfregano appena il pelo dell’acqua, e invece l’orecchio e l’occhio sinistro tendono verso Patrizio, e lo vedo, la pelle abbronzata, i capelli paglierini che spuntano dal cappello, gli occhi fervidi, che estrae qualcosa dallo zaino. Non ha caldo? Come fa a non venirgli voglia di tuffarsi, e perché io non gli…

  • racconti

    Il Pedaggio

    I quattordici anni avevano il sapore di frizzy pazzy, mentolo e saliva. C’era Tessa, per esempio, che millantava mani sotto la maglia e reggiseni slacciati; il suo fisico da acciuga pigiato contro il busto puberale di chissà chi nei bagni al primo piano del liceo. Annina aveva lasciato su un colletto il segno delle sue labbra, la traccia scintillante del gloss alla ciliegia. Mimì, la più coraggiosa di noi, non s’era nemmeno nascosta: l’avevamo vista all’uscita di scuola, fronte contro fronte a un ragazzetto biondo della classe davanti la nostra. Anche Leti, la mia migliore amica, si era portata in bagno un ragazzo, addirittura più grande, e aveva lasciato la…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Gennaio ’24

    Mettere insieme tre termini [editoriale, almanacco e kitsch] così distanti tra loro non è stata poi questa grande impresa [a volte penso che le cose siano complicate se viste a priori, per scoprire poi che non lo sono affatto: basta solo iniziare, accostare, non restare immobili, né soli].  Editoriale Almanacco Kitsch Mi rendo conto che più osservo le tre parole sulla pagina, più adoro questo accostamento di antipodi [e questo già potrebbe avvalorare il kitsch del titolo]. Ad ogni modo, non sono qui per raccontare quello che più mi piace [o forse sì?, forse intendo fare anche questo?!] ma per presentarvi gli appuntamenti [almanacco, per l’appunto] del primo mese dell’anno.…

  • racconti

    Congelatore, termos e altre cose

    Prima di andare in vacanza mia madre sbrinava il congelatore. Svuotava anche il frigorifero, non doveva restare nemmeno un panetto di burro nel frigorifero, ma quando lo faceva quasi non ce ne accorgevamo. Per consumare tutto il cibo ed eliminare ogni traccia di ghiaccio, invece, ci volevano giorni, notti, settimane intere, e quando ce ne andavamo a dormire lei era sempre lì, a raschiare, in ginocchio, con uno straccio in mano e una bacinella tra le gambe. Le maniche arrotolate, le ciabatte bagnate. Dobbiamo mangiare tutto quello che c’è qui dentro, diceva, mentre un coniglio scuoiato gocciolava sul lavandino.  Me ne stavo sulla sedia a guardarla mentre infilava il braccio…