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    Storia di un finale

    Spengo la sveglia. Stropiccio gli occhi e, come tutte le mattine, mi infilo sotto la doccia a contare le ore che mi separano dal ricongiungimento con il mio adorato letto. Resto in accappatoio per un tempo che a me pare interminabile (e forse lo è) fino a quando – con un atto di estremo coraggio – inizia la mia meccanica sequela quotidiana: colazione, lavo i denti, mi vesto, mi trucco e, alla porta, indosso i tacchi. In auto ripasso le mail da inviare, le pratiche da chiudere e archiviare e i clienti da ricontattare. Ingrano la retromarcia per parcheggiare e lo specchietto retrovisore mi rimanda l’immagine del capo che si…

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    Meknès, Marocco

    aprile 2011 Quando sono entrata nella mia stanza marocchina per la prima volta, non ho pensato che fosse piccola o sporca. In realtà era piccola, e sporca, non aveva l’armadio e non c’era il letto. Ho pensato a Firenze, alla mia ultima serata fuori, ai tavolini del bar e alle persone nuove che non avevo mai visto prima. Ho pensato che da quando ero partita avevo sempre i capelli sporchi, che mangiavo sempre senza avere fame, e che erano passati dieci giorni da quando ero arrivata a Meknès. Dieci giorni. Sono tanti dieci giorni. Chissà cosa fanno gli altri a Firenze adesso. Ho poggiato lo zaino e ho realizzato che la…

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    lunga vita al Capitano

    Buio. Dove mi trovo? Esisto ancora?L’aria intorno a me è così bollente e intrisa di umidità da mozzarmi il fiato.Sì, esisto. Ma dove sono?Forse all’inferno. Diamine, non l’avevo immaginato così.Dopo neanche un istante l’udito si risveglia: il garrito dei gabbiani è accompagnato dal dolce rumore delle onde, e il vento scuote delicatamente fronde di alberi non lontane da dove sono.   La coscienza scuote il mio corpo disperdendo l’oblio, torno definitivamente alla realtà percependo una sensazione che conosco fin troppo bene. Il dolore.Ho la schiena letteralmente a pezzi.Esisto e no, non mi trovo all’inferno. Sono viva, distesa su una superficie dura e scomoda. Muovo le dita e la mano sinistra sprofonda…

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    L’asciuga pensieri

    All’orizzonte il sole spunta tra due nuvolette bianche, e il suo tepore mi carezza le cuciture. Sono steso in giardino ad asciugarmi. Devo proprio ammetterlo: con la pensione la mia vita ha preso una piega particolarmente rilassante. Perlopiù me ne sto sdraiato in una cassettiera della mia nuova casa, un’abitazione vera e propria, dove mi utilizzano tanto raramente che tra una centrifuga e l’altra sento sempre l’aroma dell’ammorbidente sulla stoffa. Prima della pensione ho avuto una vita davvero movimentata. Ero uno in carriera io: vivevo in un palazzetto dello sport, quasi fossi un vero veterano basket! No che non ero (e non sono) un giocatore – sono sempre stato troppo…

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    la Luna di Percival

    Dalla cucina arriva un leggero baccano.Qualcuno deve aver versato dell’acqua bollente in una tazza. Sì, bollente. Non so se lo avete mai notato, ma lo scroscio dell’acqua calda fa un rumore inconfondibile. Fredda o calda che sia, l’acqua produce suoni completamente distinti: lo so bene io, attento osservatore, dotato di un udito sopraffino.L’aria sembra dare conferma alla mia sagace intuizione: annusandola mi accorgo che quell’acqua è rapidamente diventata camomilla. Alle 5.00 del pomeriggio? Brutto segno, deve essere nervosa.Apro un occhio, poi l’altro. Sbadiglio pigramente osservando un dolce uccellino che plana sull’olivo del giardino.Sono indeciso se saltare giù dal davanzale per inseguire il pettirosso, o raggiungerla in cucina per sincerarmi che…

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    CHE VINCA IL MIGLIORE

    Da Bambino avevo la strana tendenza a definirmi brutto. Spiego meglio. Se qualcuno, ad esempio un amico di famiglia, si chinava verso la mia faccia, minaccioso dal mio punto di vista di cinquenne, per elargire complimenti del tipo: “Che carino che sei, quanti anni hai?”, si sentiva puntualmente rispondere: “Io sono brutto! E la mia età non è un problema tuo!” Turbe psichiche? Maltrattamenti genitoriali?   Nulla di tutto questo. Neanche l’inconscio c’entra in questa faccenda. Dunque nessuno provi a dargli la colpa (visto che ormai la moda è quella di attribuirgli tutti i problemi). Sono sempre andato molto d’accordo con me stesso, così come ho sempre avuto il pieno…

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    UN MANCATO PREMIO NOBEL (anzi due)

    Sudo.La sabbia blu dentro la clessidra scivola a rilento mentre il calore secco della sauna comincia a farsi sentire. Brucia la pelle. Invoglia le ghiandole sudoripare a piangere. E intanto la sabbia scandisce il tempo che scorre. Che va. Dove? Mi verrebbe quasi da chiedere.Chiudo gli occhi. Lascio i miei pensieri vagolare, ripercorrere la giornata. Anche oggi non ho fatto molto. Sveglia presto (forza dell’abitudine). Colazione: grandi abbuffate, grandi sorrisi. Un ciao, buona giornata e poi una lunga passeggiata in una soleggiata giornata di febbraio. Il mare si agita forse per via della leggera brezza che tira.Cammino lentamente: metto un passo davanti l’altro. Cerco un posto che mi ispiri, in…

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    OGGI

    TIC TAC TIC TAC TIC TAC L’inesorabile scorrere del tempo non mi aiuta affatto.Mi faccio una violenza a levarmi il piumone di dosso. Il gelo nella stanza mi afferra immediatamente e coalizzato con quello del mio stomaco (sì: si può produrre freddo interiormente) provoca una paralisi istantanea ai produttori di serotonina (già scarsi e pigri). Così, agile come uno stoccafisso, passo da morta a seduta. Ed ecco qua: Quindi mi copro di vesti calde e comode e sono pronta. Pronta per fare che? TIC TAC tic tac – NOOO! – È di nuovo tardissimo. La mattina è andata (di nuovo). Scosto le tende. – NOOO! Oggi c’è perfino il sole!…

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    VORREI MA NON POSSO: questioni di libertà?!

    È sabato mattina e mi sveglio col mal di testa. Tutta colpa del nuovo profumatore per ambienti al gusto cannella che ho comprato la scorsa settimana. Ha un odore particolarmente intenso, ma non ci posso fare niente: mi piace troppo. Forse perché mi ricorda le persone. Mi ricorda la mia vicina di casa nonché amica di giochi: avevamo 4 anni. Ricordo che trascorrevo interi pomeriggi da lei con sua madre che di là in cucina ci preparava french toast e noi a giocare nel salotto sempre pieno di caramelle, cioccolatini e chewing gum alla cannella che adoravo tanto. Mi ricorda i tempi dell’università, degli amici in Erasmus e in particolare…