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    ODORE DI RANCIDO SULL’ASFALTO FREDDO

    Nessuno ti guarda veramente negl’occhi. Lo sguardo basso, il passo accelera, una mano fruga nelle tasche e con un lancio bendato getta quello che ha trovato ai miei piedi. Grazie tante. Lo osservo allontanarsi nel suo completo di Valentino, arrogante e pomposo, mentre si strozza nella sua cravatta bluette. La neve cade lentamente, senza fretta, quasi a voler rallentare lo scorrere del tempo. Il gelo mi sta rompendo le ossa, sto seduto in questo incrocio da almeno quattro ore. Il moccio al naso che mi impregna la giacca e mi conferisce un’aria ancora più disagiata. Meglio così.  Se stai seduto per molto tempo in mezzo alla gente, fissandola, riesci a…

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    Maradona, la Caritas e bastoncini di pesce

    Mettersi in lista per andare alla Caritas era un buon motivo per saltare la scuola. Io e il Vacca stavamo soffocando e risparmiarci un giorno di galera sembrava cosa buona e giusta. A Roma faceva davvero caldo. Vacca lo sapeva bene e mi aveva coinvolto: “Non mi dire che oggi, per la prima volta, hai studiato e vuoi farti interrogare?” “Per carità! Scherzi?” Per la stessa ragione il mese dopo ci saremmo fatti succhiare mezzo litro di sangue sul Lungo Tevere. Arrivammo alla mensa di Collo Oppio verso le dieci per essere addestrati. Ci meravigliammo: non eravamo gli unici. Ogni scuola aveva mandato qualcuno e di sicuro non i migliori…

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    L(‘)a(t)tesa

    – Come lo bevi il caffè? – Da sola. Dal film “Delitto sulla spiaggia” – Alessio mi ha detto che sarebbe arrivato al massimo per le tre e mezza. Direi che ho il tempo di fargli un caffè e sistemare qualche ferro di cavallo e qualche occhio di bue. A lui piacciono.Silenzio all’altro capo del telefono. – Però non vorrei sembrare troppo entusiasta o nervosa, né dargli l’idea che i biscotti e il caffè siano solo una qualche carineria o una ruffianata per ottenere qualcosa da lui. Mezzo secondo in apnea, poi riprendo fiato. – Non ha senso. Che cosa dovrei ottenere? Cioè, è lui quello che vuole parlare con me.…

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    TRADIZIONE ILLUSORIA

    Come le ho spiegato, ho già attivato la procedura per rintracciare suo nonno. Non si preoccupi: lo troveranno. Ora mi parli dell’album e cerchi di essere il più chiaro possibile. Perché era dentro la tasca destra del suo giubbotto? Le spiego tutto: non sono mica un ladro, non ho mai rubato nulla. Comunque stamattina, come ogni domenica, sono andato a casa di mio nonno, abbiamo mangiato il cornetto e bevuto il solito caffè, per poi scendere insieme in centro e girare nel grande mercatino. È quello che piazzano in via Pini ogni week end e che io e il nonno frequentiamo spesso, per la sua passione infinita verso tutto quello…

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    18 giugno

    Tiro fuori la mano dalla tasca del cappotto e con il tiepido calore che emana abbraccio la punta del mio naso con le dita, cercando di scaldarlo un po’. È diventato un piccolo ghiacciolo. Succede sempre così in inverno quando esco di casa. A quanto pare il mio abbonamento al naso congelato viene rinnovato puntualmente tutti gli anni dai primi giorni di dicembre fino a primavera inoltrata. Il fiume di persone che esce dal vagone della metropolitana quasi mi travolge, e in men che non si dica sono sulla scala mobile che mi porta verso l’uscita. Il cielo è scuro ma la sera è rischiarata da mille luci colorate che…

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    PROSPETTIVE DI EQUILIBRIO

    Sono le sei e mezza di un mercoledì, quando il mio telefono si illumina e un minuscolo banner mi avverte che Lisa, della VB, sta pensando a me nella sua stanza e ha voglia di vedermi. Cerco di immaginarla con la faccia sullo schermo mentre sceglie le parole giuste per dire qualcosa ad uno sconosciuto. Ed è difficile, senza dubbio, scegliere le frasi giuste per qualcuno con cui non abbiamo mai parlato. Mi colpisce la parola che ha usato: passione. Non riesco davvero ad amare qualcosa, a perderci la testa ma scrivere mi piace. Non so perché ieri l’ho detto davanti a tutti: nascondo sempre questi brevi e intensi momenti…

  • ritratto e fotografia frida Kahlo, immagine copertina racconto L'elefante e la Colomba
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    l’Elefante e la Colomba

    Non so da dove venne quella spranga di ferro né da che parte mi trafisse, so solo che mi passò attraverso e che pensai che un pene sarebbe stato traumatico ma almeno sadicamente naturale, invece quella spranga di ferro mi ha distrutta e basta. Io sopravvissi, certo, e anche Frida, perché la vita vale molto più di questo. Frida conobbe Diego che era ancora una bambina. Ricordo quella sera mentre si lavava e lavava me, come sorrideva ripensando alla mattina quando aveva preso l’autobus ed era andata con la scuola a vedere il grande pittore lavorare. Lei, bambina – e sapete come sono le bambine a quell’età, quando dicono le…

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    La Divina

    Apro gli occhi. A un metro da me, un microfono. Non ne ho mai visto uno così. Forse solo in televisione in quei vecchi programmi che mi faceva guardare mia madre. Ma dal vivo mai. Ha la forma di una saponetta. Sì, sembra proprio una saponetta metallica attaccata ad un’asta che non si sa da dove viene, né dove vada a finire. Do un’occhiata in giro. Non c’è nulla. Sono avvolta da una luce fortissima. Bianca. Come il mio nome. Mi metto alla ricerca, senza molto successo, di un qualcosa di conosciuto. Abbasso lo sguardo e scopro che sono a piedi nudi su un pavimento in legno: unica sfumatura colorata…

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    L’ARBITRO

    Uno Me lo ricordo: era il decimo turno del campionato femminile e l’arbitro era venduto di sicuro. Figurarsi che ci annullò per fuorigioco un gol siglato su rigore. Beh, che devo dire? Come presidente della polisportiva dilettantistica Cisternino, certe cose non riesco a sopportarle. Così nell’intervallo abbandonai le gradinate per recarmi a protestare. Ma quando giunsi dinanzi allo spogliatoio riservato al direttore di gara, sentii provenire dall’interno una voce strana – non esito a definirla “impomatata”, tant’era declamatoria e goffamente impostata. «Io sono uno e trino,» ripeteva a ciclo continuo, «Io sono Ugo e Rino, o meglio Gianlucandrea. E dal momento che studio canto lirico, i miei si bemolle suonano…

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    Io, donna, sono un uomo ricco

    Apro la portiera dell’auto e non mi accorgo che la cintura di sicurezza penzola minacciosa vicino all’asfalto, pronta ad impiccare la mia sventurata caviglia. Rimango impigliata senza rendermi conto di cosa stia accadendo, e per il contraccolpo il mazzo di chiavi mi scivola dalle dita cadendo rumorosamente sull’asfalto, un metro più avanti. Nonostante questa stramba, insensata sequenza – durata meno di un secondo – resto in piedi per miracolo imprecando ad alta voce. Dal lato opposto un uomo mi sta osservando con cipiglio severo, ma non appena volgo lo sguardo verso di lui abbassa il capo, concentrando la sua attenzione sui suoi piedi, ma non abbastanza rapidamente da nascondere lo…