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    La meccanica della precisione

    “Sono io, Cassandra. / (…) E questi i miei nastri e la verga di profeta. / E questa è la mia testa piena di dubbi. / È vero, sto trionfando. / I miei giusti presagi hanno acceso il cielo. / Solamente i profeti inascoltati / godono di simili viste. Solo quelli partiti con il piede sbagliato. (…) / Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo (…) / È andata come dicevo io. / Però non ne viene nulla. / E questa è la mia veste bruciacchiata. / E questo è il mio ciarpame di profeta. / E questo è il mio viso stravolto. Un viso che non sapeva di poter essere…

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    La scrivania

    L’amministratore condominiale è un uomo con un cappello e un cappotto sempre addosso, porta gli occhiali e lo chiamano ingegnere perché forse in un passato, da qualche parte, ha studiato o forse perché ingegnere è solo una variante altrettanto vuota dell’appellativo dottore. L’amministratore condominiale ha sulle sue spalle questo palazzo, che muta volto ogni giorno, bestia feroce e carcassa vuota, a volte mi chiedo se faccia più paura il vuoto che lo invade o la gente che maldestramente lo abita.  Si regge in piedi in un ammasso colloso di polemiche e accuse su chi ha fatto gocciolare il bucato sul balcone di chi e su chi ha rigato la macchina…

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    Oltre la finestra

    Mi risvegliai in piena notte, con la sensazione di averla persa.  Rotolai fino al bordo del letto e mi misi a sedere piantando i piedi sulle mattonelle. Erano fredde.  Scivolai verso la finestra facendo attenzione a non inciampare sui vestiti sparsi per la stanza. Scostai la tenda e mi piegai in avanti fino a toccare il vetro con il naso nel tentativo di scorgerla tra le piccole goccioline di rugiada che danzavano sospese nell’aria.  Ripresi fiato quando la vidi oltre il prato ammantato di erbacce, ritta sul fusto ricoperto di foglie. Era cresciuta. L’avevo annaffiata per mesi con lacrime e speranze, e adesso mi stava ripagando.  Tornai a letto. Lui…

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    Lettere minuscole

    È notte e a bordo di un tram stanco riempio il foglio di lettere minuscole. Scrivo e mi ripeto che sono solo lettere minuscole e troppo rumore non possono fare. Lontano da qui, in un’altra casa, sotto altre coperte, con un’altra donna, tu dormi e io non ti voglio svegliare. E allora scrivo e uso solo lettere minuscole che neonate stanno lì, su un seggiolone, e mi guardano con occhi sgranati e battono forte le mani, che le labbra hanno bisogno di aiuto per parlare, che le labbra hanno bisogno di aiuto per raccontare.  È notte e sulla strada di casa inquino l’aria di lettere minuscole. Le faccio uscire una…

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    Ray of light

    Sono fortunata ad aver trovato lavoro qui. Da quando papà ha avuto un incidente in cantiere, le cose a casa hanno iniziato a peggiorare. Deve essere operato alla gamba destra. E a lui è andata bene. Per il suo collega Martin la caduta dal ponteggio è stata fatale. Mamma era disperata, non sapeva cosa fare. Ha sempre cucinato torte da vendere alla pasticceria in centro per arrotondare, come avrebbe potuto sostenere le spese per l’operazione e mantenere la famiglia? Mia sorella minore, Gwendaline, avrebbe dovuto rinunciare al college: questo mamma non l’avrebbe mai permesso.  È grazie a Liv se sono qui: lavoravamo insieme in una tintoria dei sobborghi, poi lei…

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    L’apparato umano

    – … E poi attraversavo questa rotonda in macchina e non potevo uscirne: rimanevo bloccata lì. Silvia si scostò nervosamente la frangia dagli occhi, fece un sospiro, bevve un sorso di vino rosso dal calice. Dal modo in cui abbassò lo sguardo mi resi conto che il racconto del sogno che aveva fatto la notte precedente e che ancora la tormentava, era terminato. Mi guardò sdegnata, come se non stessi cogliendo un’evidenza empirica.  – È un sogno chiarificatore: non posso continuare così, devo cambiare aria. Sapevo dove voleva andare a parare, ma non volevo darle l’idea che la sua fosse logica cartesiana. Mangiai con gusto l’ultimo boccone di insalata che…

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    Le mani

    Quella sulla soglia non è mia moglie. È la proiezione del mio senso di colpa. Viene avanti, come se non ci avesse visto; poggia la valigia a terra, ripone le chiavi nel vuotatasche e dice: – Molto fine –, poi scoppia in lacrime e fugge via. Cazzo! Dal palco dell’Ariston Achille Lauro mi grida Oh, no noo… E poi mi ricorda che Amanda sarebbe dovuta tornare domani.  Non doveva andare così. Da quando collabora con l’Opéra non è mai tornata di sabato. E telefona, anche, perché vada all’aeroporto a prenderla.  – Sei sposato? – mi chiede il diavolo accavallando le gambe.  Spengo la tv.  Il mio sdilinquito io è riflesso…

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    Incastri – pornoracconto operaio

    Quella volta sullo scuolabus mi si è incastrato un dito nel meccanismo della rototraslante.  Mi ero seduto sulla cassetta del dispositivo, mi ero messo lì pensando di non dare fastidio, non c’erano posti liberi, ma appena appoggiato mi era scivolato l’indice nella scanalatura del braccetto, quello che, ruotando, prima spinge in fuori la porta e poi la sposta, traslando, in avanti, così alla partenza, insieme alla rototraslante, fra gli ingranaggi si era chiuso anche il mio dito.  D’altronde le nostre mani sono fatte per gli incastri: si stringono nei saluti o si tengono per la paura, si sfiorano nell’amore e si afferrano nell’amplesso, si congiungono nelle preghiere e nel dolore;…

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    Si vince sempre

    La pubblicità era martellante, specie le mattine domenicali.  Finita la pandemia del decennio precedente, l’entusiasmo aveva preso tutti: si erano moltiplicate le olimpiadi dei quiz e i giochi in 4D, fino a giungere a un altro divertimento ludico chiamato Expergefactor – una vecchia parola inglese che suggeriva un qualcosa di simile a una svegliata improvvisa – e che garantiva una gioia costante: si vinceva sempre, comunque. Anche sbagliando. Anche non giocando. Persino dormendo. Ogni tanto, per caso, arrivava nella posta una comunicazione stringata dell’agenzia SiVinceSempre che informava il gentile cittadino di essere stato scelto dal sistema quale campione del gioco. Bastava solo che partecipasse alla trasmissione, la quale andava in…