• racconti

    Fuga Fame Fede Frate

    Ho camminato a lungo. Ho camminato stanco. Ho camminato tutto. Ho camminato fino a perdere le dita dei piedi, i calcagni, i polpacci. Succede così, senza dar troppo clamore: una mattina ti svegli e non hai più neppure il tuo corpo. Per un sadico tranello del destino che mi pretende ancora vivo, però, ogni parte del mio corpo è ancora al proprio posto. Volgendo lo sguardo verso il basso, piedi, gambe, pene e busto sono ancora lì. Tutto ha mutato forma, ma c’è. Non credo di pesare più cinquanta chili. Quando smagrisci a tal punto, la carne progressivamente si scioglie e pelle, muscoli e tendini si scolpiscono sullo scheletro. Vanno…

  • racconti

    Il vuoto pieno

    Oggi Ninetta mi ha regalato un camioncino rosso. Ninetta fa la maestra, però non nella mia classe, abita vicino a me. Mi fa i sorrisi con i denti larghi e mi dà sempre le caramelle. Mia madre dice che sono io che gliele vado a chiedere. Quando torno a casa, lei sta appoggiata alla porta e mi dice sei un maleducato, e sputa per terra. Stamattina mi sono svegliato con la voglia di caramelle di Ninetta. Allora mi sono girato piano nelle coperte e ho controllato che faceva mamma. Con le finestre ancora chiuse non c’era tanta luce e ho faticato, ma poi ho visto che stava seduta sul letto…

  • racconti

    L’estate più calda degli ultimi quarant’anni

    Ieri sera, quando sono rientrato dal lavoro, ho visto due valigie all’ingresso. Laura era nella camera del bambino. È lì che dorme ormai da tre mesi. Non riesce a starmi vicino. La capisco. Nemmeno io ce la faccio a stare con me.  Mia madre mi ripete – ogni giorno – che insieme possiamo superare questo momento.  Siete giovani, mi dice, avete tutta la vita davanti. Ma quale vita? Mi sono tolto la giacca. Ho percorso il corridoio. Laura stava seduta sul bordo del letto. Dovevo fare un passo, uno soltanto. Ma poi ho notato che aveva le scarpe ai piedi. Quelle scarpe mi urlavano che il tempo era scaduto. Niente…

  • racconti

    Tigri ed Eufrate

    La settimana iniziò il quindici di agosto. Vorrei fossimo tutti d’accordo che le settimane non dovrebbero iniziare di quindici di agosto e che niente ad agosto dovrebbe iniziare, soprattutto le settimane. Agosto è per finire. È un buon momento per essere lasciati e per finire i libri che avevi iniziato a luglio. Io quella settimana avevo dieci libri iniziati a luglio e quasi finito i soldi. Per fortuna avevo rimediato un lavoro: restare a Roma per badare ai gatti. Non a tutti i gatti, solo ad alcuni, i più redditizi, che vivono in attici luminosi e bevono da un depuratore d’acqua per felini. Anche Priscilla, la mia coinquilina ventenne, aveva…

  • racconti

    Tutto, in tutte le direzioni

    erto che me lo ricordo non lo dico mica per dire, quando potresti dimenticartene io me lo ricordo, è sempre e sempre con me con un accenno di nostalgia che tu puoi anche dire distorce, che mi fa ricordare quello che non era o comunque non come era, meglio di come era, se per aprire uno spazio come sto facendo adesso bisogna sempre passare col col col filtro ma normalmente non  se il punto è che ci sono momenti come questo in cui i momenti appunto ritornano — se il punto è che nel momento che ritornano sono con te fino alla fine — se il punto è che io…

  • racconti

    Berlino a pezzi

    Alberto ha  gli occhi così chiari che spesso lacrimano alla luce del sole.  Da ragazzi ci scherzava su, diceva che per quello amava la notte; in effetti, con il buio si comportava in modo molto diverso rispetto al giorno. Al mattino restava zitto, mi salutava muovendo appena la testa; le sere invece le passavamo a parlare fino a tardi sui sedili della sua jeep, la radio spenta. Solo in quelle occasioni lo riconoscevo davvero: facevamo commenti su quanto erano stronzi i nostri padri o su quanto avremmo voluto andare via da quel paese dove c’erano ancora le case di pietra – e lui sarebbe partito davvero. Nei momenti di silenzio…

  • racconti

    Epitome dell’errore

    Ho un refuso nel pensiero, un piccolo tarlo che mi  fa sentire sempre in errore: è evidente il suo maleodore, e lo scaccio e ritorna,  ritorna e lo scaccio, non riesco a metterlo in un sacco. Mi fa forse compagnia la sensazione che in ogni cosa che faccio un errore ci sia? Maestranze, spiegate le vele, si vola lontano, lontano dal posto in cui galleggia l’errore che sempre mi fece credere di vivere nel disonore.  Si può dir così: una mattina molto presto mi sono svegliata dopo inquiete turbe matrimoniali. Perché ora russi, perché tremi un po’, vai sul divano?, lasciami riposare.  Ho preso treni, insegnato a ragazzini molesti e…

  • racconti

    Perché le Variazioni Goldberg?

    Il modello in dotazione non era dei più nuovi: l’avevano definita una rigenerazione in ottimo stato, ma apparteneva comunque alla serie più avanzata. Valutarono GAE la soluzione migliore per il completamento del progetto urbanistico affidatomi dallo studio governativo. I dispositivi copilota erano da considerarsi in comodato d’uso, come ci teneva sempre a sottolineare la nostra responsabile. Qualsiasi danneggiamento per uso improprio, ribadiva al momento della consegna, sarà ripagato di tasca vostra, intesi?  Mentre firmavo il contratto d’appalto pattuendo i tempi di consegna, sbirciai verso di lei: guardava con discrezione un punto fisso davanti a sé, senza mostrare alcun segno d’interesse rispetto alla conversazione tra me e la progettista. Notai che…

  • racconti

    Le mani

    Le mani prima del gesto. Le unghie smaltate del colore della crema di marroni. Cesellate a filo di dito. Il pollice e l’indice, lunghi una danza, affusolano la cartina. Calano il sipario.  Se la guardo in copertina, sul frontespizio del volto trovo subito il tocco inferto dalla biologia alla sua natura: due sopracciglia folte, rigide nei contorni del ritratto che è lei stessa anche da fuori. Nelle foto su Instagram è sempre un’ombra, una sagoma dietro un’opera d’arte con cui non si misura. Secondo la mia ragazza è persino una dea.  – Io? Quanti me ne daresti? e fuma, sospira e i denti sono il pettine con cui sfoltisce l’accento…

  • racconti

    Invidia

    La sua stanza era quella in fondo al corridoio, vicina alle porte d’emergenza. In quello spazio non era permesso fumare, ma lo facevano tutti, e lei più degli altri. Usciva dalla camera in tuta blu, spingeva la sedia a ruote con un braccio solo mentre l’altra mano era impegnata a reggere la sigaretta. Parlava molto, anche quando fumava. Raccontava di sé, della sua vita professionale – era infermiera –, di un fidanzato di cui non faceva mai il nome, della sua cicatrice. Con quella voce carezzevole e i gesti gentili si era guadagnata una buona reputazione nell’intero primo piano. Si lavava i capelli biondo rame un giorno sì e uno…