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    CANTO XXV DELL’ODISSEA

    Sbuffo. Riprendo a intrecciare. Ma loro vogliono Itaca, la mia isola, il mio regno e non me, la sua regina. Non mi ama nessuno!  Mi avvicino alla finestra, cerco nel mare ma è deserto, solo acqua sotto il cielo. Conto sulle dita. Mi sono rimaste Euriclea, qualche ancella fidata, l’araldo Medonte e il povero Femio, costretto da questi porci a cantare. Sospiro, mi tocco la fronte. Nel cielo due corvi volano insieme. Scatto in piedi.  «Ancelle, presto, chiamate Medonte!»   L’araldo è in piedi al mio fianco. In silenzio segue il volo. Corruga la fronte. I corvi compiono dei cerchi come in una spirale. Su di loro piomba un’aquila. I corvi…

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    TUTTO E NIENTE

    “E stasera ho quella visita medica” – disse mentre abbottonava i jeans scoloriti a vita alta. “Ce la facciamo poi a vederci per cena?” – chiesi tra le coperte con la luce del sole che entrava dalla finestra. “Non so, l’appuntamento è alle sette. La visita potrebbe durare più di un’ora” – replicò dal bagno alzando il tono di voce. Guardai fuori: era una bella giornata primaverile perfetta per andare a correre. Noemi avrebbe voluto che le dicessi che l’avrei accompagnata. Invece rimasi in silenzio. Vestita e truccata mi salutò con un bacio sulle labbra e mi guardò negli occhi: era dispiaciuta di non avermi sentito dire: vengo con te.…

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    Mittente: anonimo Destinatario: sconosciuto

    Ho sempre pensato che non mi piacesse correre. A parte qualche sport di squadra, praticato in maniera disordinata e poco disciplinata in gioventù, non avrei mai pensato che un giorno questo appuntamento fisso con la corsa mi avrebbe contraddistinto: per molti, infatti, sono Marco, quello che corre forse ancor prima di Marco aspirante editorialista. Ho iniziato a correre più o meno otto anni, dopo un infortunio alla caviglia durante una partita di basket e adesso non posso smettere: corro tutti i giorni, corro in vacanza, al mare o in montagna non fa differenza, corro quando sono in trasferta per lavoro. Anche i sogni li faccio di corsa. Non corro solo…

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    IL TESORO DI QUALCUN ALTRO

    La prima volta che la vidi ero seduto in uno dei posti in fondo al 17, l’autobus che taglia Firenze da una parte all’altra della sua estensione. Avevo un libro in mano ed i miei spessi occhiali da lettura, continuavano ad appannarsi per la grande umidità. La stagione delle piogge stava finendo ma il grande caldo, ormai, ci aveva avvolto come un mantello. Toglievo gli occhiali e li pulivo, strofinando entrambe le lenti contro la mia maglietta in cotone bianco. Ci mettevo tutta l’energia che potevo, quasi scocciato dal numero di volte in cui mi trovavo costretto a ripetere quel movimento ormai meccanico ed automatico. La maglietta era stropicciata, ma…

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    SOLI

    La musica è potente perché condivisibile. Ha questa innata forza di sfondare la parete della solitudine facendoti ritrovare in metro a spartire una cuffia con un amico, una fidanzata, un padre. E puoi anche cantare, puoi prendere le sembianze dell’artista. Puoi condividere le note, il testo, uno sguardo. Questo mi faceva pensare la coppia che mi camminava davanti e che si divideva una canzone nell’auricolare destro lui, sinistro lei. Ed è bello, mi dicevo, avere qualcosa che ti piace, che è tuo, da dare a un altro. Vivevo al terzo piano di un palazzone in periferia. Uno come tanti, con i balconi e le tristi piantine, le scale all’entrata e…