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    Luglio, gli albori di Guernica

    Gli inizi, per me, sono sempre un dramma. Alzarmi dal letto o principiare qualunque attività – escluse quelle di piacere s’intende – equivale a dimostrare il postulato secondo cui cominciare è sinonimo di un macigno trasportato da un punto a verso un punto b su una superficie pari a settantamila anni luce. Insomma, una cosa difficilissima che richiede tempo [tanto]. Certo, ammetto che alla fine, sposta che ti ri-sposta, il pesante fardello da un numero imprecisato di tonnellate, si scopre poco più che un sassolino. E allora si vola.  Nel complesso meccanismo dello start, non fa eccezione la scrittura: capire come attirare da subito l’attenzione del lettore, è cosa ardua.…

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    Giugno, i miei sogni esclusivi

    Giugno è il mio mese. Ho scritto qualche minuto fa sul mio taccuino. Poi, invece di motivare la mia affermazione, ho concentrato l’attenzione su un dettaglio. Ho preso quindi il vocabolario e ho cercato mio. Aggettivo e pronome possessivo. Indica “proprietà, possesso” sia nel significato giuridico del termine [seguono una serie di esempi], sia nel valore molto più ampio di “appartenenza” o “relazione” tanto dal punto di vista fisico o morale [altri esempi] quanto dal punto di vista affettivo […]; nello specifico quest’ultimo è riscontrabile in alcuni costrutti in cui a prima vista sembrerebbe superfluo e che denotano “attaccamento” o “consuetudine”. Oltre al valore di aggettivo può avere anche il…

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    Maggio, anatomia di un viaggio: piccola frazione di vita

    Il cartellone indica: binario 8. Prima di raggiungere la carrozza, rileggo, ancora una volta, il numero del treno, l’ora di partenza e la destinazione: mi terrorizza – e allo stesso tempo mi attrae – l’idea di salire su un convoglio sbagliato che mi porti chissà dove. Così, dopo l’ennesimo controllo, isso la borsa in spalla, trascino il mio trolley quattro ruote e mi avventuro nel rumoroso mondo della stazione: un gruppetto di persone in corsa che mi taglia la strada, un bambino con la bocca imbrattata di gelato che mi sorride e la voce metallica che elenca le fermate di un regionale e subito dopo si scusa per il disagio. …

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    Aprile, l’importanza di allenarsi

    Da circa un paio di settimane, per quindici minuti buoni, prima di andare a dormire, mi sdraio con la schiena sul pavimento e appoggio le gambe al muro a formare un angolo retto.  Pare che tale perpendicolarità mi restituisca il vantaggio di non pensare alle cose del mondo e, allo stesso tempo, drenare i liquidi in eccesso dalle mie cosce cicciotte.  Almeno così suggerisce Anthony. Il mio Personal Trainer. L’esigenza di iscrivermi in palestra e rivolgermi a un esperto pronto e temerario nel fare la conta dei buchi della mia cellulite e quantificare in centimetri, con un metro da sarta, il mio grasso, nasce dal voler combattere, una volta per…

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    Marzo, Tu quoque, Brute, fili mi

    Un uomo, qualche tempo fa – non ricordo bene a quale evento letterario stessi partecipando –, per segnare il suo numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica, strappò una pagina di un libro, scrisse, in un margine, quel che doveva e inserì quel foglio in un altro libro.  È un regalo, mi disse porgendomi quell’assurdo assembramento, ci sentiamo presto. Un sorriso, un ciao con la mano e non lo vidi più. Avevamo scambiato giusto qualche parola ed ero piacevolmente colpita ma anche un po’ stranita per quel gesto: sì, insomma, avrebbe potuto chiedermi un pezzo di carta o, che ne so, segnare tutto sulle note del cellulare invece di…

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    Febbraio, vecchia Minerva, nuovo giornale

    Nel lontano marzo 1985 – quando non ero né morula, né blastula o embrione e neanche pensiero – Umberto Eco pubblicava su L’Espresso la sua prima Bustina di Minerva: una rubrica settimanale che intendeva [r]accogliere appunti occasionali che potevano essere annotati nella parte interna di bustine di fiammiferi [questa la dettagliata descrizione], all’epoca noti con il nome, per l’appunto, di Minerva.  Non so se questi fiammiferi oggi siano ancora in uso [e in vendita], non so perché gli abbiano chiamati proprio come una divinità [sarebbe curioso scoprirlo], so solo che il titolo del libro omonimo La bustina di Minerva, edito Bompiani, al costo di 16.000 lire trovato all’IBS, mi incuriosiva…

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    Gennaio, paura e libertà

    Ultimamente ho la capacità di elaborare pensieri privi di qualsivoglia connessione razionale.  Mi sa che lo faccio da una vita, ma me ne sono resa conto solo in questi giorni.  Si chiama semplicemente pensare senza porre la benché minima attenzione. Si chiama libera associazione di idee, fondamenta della psicanalisi junghiana [o era Freud?]. Si chiama lo-fanno-tutti-non-sei-la-prima-né-l’-ultima. Le frasi qui sopra sono le mie voci che parlano a me stessa.  Non sono matta. Certo, ho problemi a definire cosa è normalità, ma parlare ad alta voce tra me e me, senza essere vista da nessuno, non mi classifica tra le folli, spostate di mente. [Almeno credo.] A ogni modo non era…

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    Editoriale dicembre

    Sono giorni che ho in testa due domande che non mi danno tregua. Qual è il senso del Natale? Cos’è la letteratura? Sono quesiti privi di un nesso logico tra di loro, ne sono consapevole, eppure, a momenti alterni, mi danno il tormento. So, anche, con assoluta convinzione che non troverò una risposta nell’immediato: la prima mi si riproporrà ogni anno all’incirca verso la metà di novembre, per poi lentamente sopirsi a gennaio inoltrato. La seconda, ho come l’impressione che mi perseguiterà per tutta la vita. Devo, però, trovare un’apparente, o provvisoria, soluzione al mio dramma. Detto fatto. Esco dal mio ufficio e mi fiondo nella sala riunioni che da…

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    Editoriale novembre

    La sindrome di Parigi ha una sintomatologia molto simile [stupori e svenimenti] alla sindrome di Stendhal, ma ha cause completamente opposte. È una sorta di delusione che colpisce i turisti, per lo più giapponesi, nel vedere la capitale francese. Pare che possa portare a una sorta di stato depressivo.  La signora settantenne seduta accanto a me sull’aereo non smette di sciorinare i suoi saperi. Non so se, questo suo blaterare, sia dovuto a una sua consuetudine o sia un modo per alleviare la paura di volare. Vorrei solo smettesse. Non ne avevi mai sentito parlare? No. È la prima volta a Parigi? No.  I miei monosillabi non la intimidiscono. Lei…

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    Editoriale ottobre

    Qualche settimana fa mi sono imbattuta in una frase che non sono riuscita a scrollarmi di dosso.  Certo, capita spesso di leggere frasi belle che restano nella mente e che magari faccio lo sforzo di appuntare su un taccuino o su fogliacci volanti che finiranno nel chissà dov’è del mio personale disordine.  L’universo è scritto in lingua matematica. È una frase semplice. Ha l’unica pretesa di essere stata scritta da Galileo Galilei.  [Forse anche di asserire quella che per i matematici è una verità. Anzi no, la Verità.] Lì per lì non ci ho fatto molto caso, ma poi ha preso a ronzarmi in testa come una fastidiosa zanzara. Voleva…