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    Editoriale settembre

    Il nome deriva dal latino september, a sua volta da septem, sette, perché era il settimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo. Nel 37, l’imperatore Caligola mutò il nome del mese in Germanico in onore dell’omonimo padre, ma alla morte dell’imperatore il nome tornò quello originale. Nell’89 il nome fu nuovamente cambiato in Germanico, questa volta per celebrare una vittoria dell’imperatore Domiziano sui Catti, ma quando anche Domiziano morì [assassinato], il nome del mese fu ripristinato. Destino breve ebbe anche la riforma del calendario operata da Commodo, nella quale il mese di settembre prendeva il nome di Amazonius. Anche se in realtà muoio dalla curiosità…

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    editoriale agosto

    D’estate, quando sono in vacanza, c’è un momento della giornata che adoro particolarmente. È l’ora in cui il sole pende a ovest e il giorno si acquieta. Un venticello tiepido spira da qualche parte e la gente rincasa dal lavoro, dalla spiaggia o dal pendio di una montagna. Saranno più o meno le otto di sera, l’ora in cui decido che uscire a passeggiare e ascoltare tutto quello che c’è fuori, sia l’unica vera panacea.  Ho tracciato, in tutti questi anni, un percorso che di tanto in tanto mi piace modificare: imbocco qualche strada parallela, allungo nella piazza del paese e mi aggiro tra una serie di palazzine a tre…

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    editoriale luglio

    Il n’y a pas de règles. Non ci sono regole. Mi ha detto qualche sabato fa la mia amica francese Marine. E da allora non faccio che pensare a questa frase.  A questa frase e al fuorigioco. Due concetti apparentemente antitetici eppure, secondo la mia mente, legati tra loro. Purtroppo ho terminato la psicanalisi ormai da un pezzo e tutte le volte che entro in questi trip amletici, che mi perseguitano per giorni, l’unico modo che ho per uscirne è indossare un costume, chiudermi per un quarto d’ora in una sauna e cercare di sviscerare la questione chiedendomi – come avrebbe fatto la dottoressa – cosa evocano in me questi…

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    editoriale giugno

    Mia sorella dice spesso che vivo in un mondo tutto mio, fatto, secondo lei, di fiabe e poca realtà. A niente vale il ribadire che tutti abbiamo una dimensione propria in cui abitiamo: liberi di muoversi, accettarsi, tollerare lo spazio che in un certo senso siamo costretti a condividere con il resto del mondo. Quello di tutti. Così, non mi sono meravigliata più di tanto quando un paio di venerdì fa mi è capitato di scontrarmi con un mondo nuovo. Anzi due: quello di Donatien Alphonse François de Sade e di Leopold von Sacher-Masoch. Questi signori, non più in vita da almeno cent’anni, hanno dato un contributo essenziale a quelle…