Cose che tutti vedono

Una rubrica di saggistica creata e diretta da Silvia Rodinò che la racconta così: "se c’è una cosa che non ho mai capito, in tanti anni di relazione con l’amabile inutile delle Belle Lettere, è il correlativo oggettivo di Montale. «Evocare un'emozione attraverso i soli dati sensibili», leggevo sui manuali, senza riuscire a entrarci dentro; ma credo che il bello della poesia sia anche questo, non ha fretta di farsi scoprire. Quando ho [ri]avuto tra le mani il passafilo rotto e scolorito appartenuto a mia nonna, quel concetto accademico mi è tornato a trovare: rigiravo tra le dita un oggetto comune, reale e concreto, ma per me [e noi] che le eravamo cresciuti attorno, incapaci di cogliere la semplice meccanica di quell’utensile del quotidiano scambiandola per magia, aveva il significato dell’assenza, della perdita, dell’impossibilità dell’avere indietro. Studiando l’arnese agrodolce, mi è parso infine curioso e bello che gli oggetti abbiano diverse memorie. Per altre persone quel passafilo è solo un passafilo, ma per tanti occhi diversi dai miei, quale sarebbe allora l’oggetto della memoria? Mi piacerebbe che queste incertezze si prendessero un ampio margine, per essere condivise e ampliate [se no che senso ha uno spazio culturale come una rivista, mi dico]. Ecco perché nasce Cose che tutti vedono: dalla mia stessa incertezza, innanzitutto, e dalla mia curiosità per gli oggetti, per il loro modo di divenire qualcosa in più di quello che tutti possono cogliere guardando. Nasce da un ricordo che credevo sepolto e offre spazio a chiunque voglia occuparlo per tradurre il mondo attraverso la propria voce senza nascondersi dietro la finzione; affrontare il reale selezionando un dettaglio di partenza. Cosa succede qui, quindi: nulla e tutto, come sempre quando si scrive e si legge. Non serve per forza mostrare il fianco o tirare fuori ricordi dolorosi, ma spero che vi metterete scomodi a sedere per non adagiarvi mai su un unico punto di vista, sfidandovi a capire [o almeno provarci] quello degli altri".

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    Ultimi bocconi

    Ultimo boccone, che il mio amoresiriano si premurava di lasciarmi alla fine del pasto – non importa che fosse dolce o salato, a patto che fosse l’ultimo – e nella prima lontananza mi scrisse: «Valeria, la nostalgia del tuo corpo ha la forma dello spicchio di arancia che lascio appassire nel piatto – immaginando di porgerlo alle tue piccole labbra».  Così usava fare, l’amoresiriano, che nella città buia e devota alla crisi fumava e soffriva e beveva caffè; e sempre con la sigaretta in bilico tra il medio e la punta dell’anulare, sospesa – come la penna, lo sguardo cerchiato, la voce – nell’esitazione del poeta, lui, il poetasiriano. E…

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    Nascita di un padre

    Nel tempio dei ricordi che ogni casa cela in sé mi chiedo quale sia il ruolo degli elementi al suo interno, decine di oggetti a formare il mosaico di un vissuto non sempre di immediata comprensione. Quadri, manufatti, fotografie si legano alle persone e allo spazio circostante, entrando nel dualismo soggetto/oggetto della platea domestica; è l’unione della persona con l’oggetto a rendere quest’ultimo unico: quattro semplici mura diventano museo della propria e personale storia. Forse è per questo che entrando nelle case altrui rimango così affascinato da tutto ciò che trasmette ricordi di una vita, trovandomi a girare tra foto e suppellettili in cerca delle storie che vi si nascondono.…