• racconti

    PROSPETTIVE DI EQUILIBRIO

    Sono le sei e mezza di un mercoledì, quando il mio telefono si illumina e un minuscolo banner mi avverte che Lisa, della VB, sta pensando a me nella sua stanza e ha voglia di vedermi. Cerco di immaginarla con la faccia sullo schermo mentre sceglie le parole giuste per dire qualcosa ad uno sconosciuto. Ed è difficile, senza dubbio, scegliere le frasi giuste per qualcuno con cui non abbiamo mai parlato. Mi colpisce la parola che ha usato: passione. Non riesco davvero ad amare qualcosa, a perderci la testa ma scrivere mi piace. Non so perché ieri l’ho detto davanti a tutti: nascondo sempre questi brevi e intensi momenti…

  • le Isole di Norman, premio campiello opera prima
    storiviste

    18°19’N 64°37’W, Le isole di Norman

    In attesa, al semaforo, sollevo il braccio per guardare l’orologio: mancano pochi minuti alle 11. Attraverso il viale, muovo ancora qualche passo e poi, con un piccolo balzo, atterro su quella che a me pare un’enorme casella nera. Mi fermo lì, mi guardo attorno e cerco di orientarmi con lo sguardo su quell’estesa scacchiera che è la Terrazza Mascagni. Scruto le poche persone che affollano il lungomare: volti mai visti prima sorridenti, pensierosi, chiacchieroni mi passano accanto. Nessuno che io riconosca. Destata dal garrito di un gabbiano, mi incammino senza una destinazione precisa. Tiro fuori dalla borsa Le isole di Norman nella segreta convinzione che, come una bussola, sarà proprio…

  • ritratto e fotografia frida Kahlo, immagine copertina racconto L'elefante e la Colomba
    racconti

    l’Elefante e la Colomba

    Non so da dove venne quella spranga di ferro né da che parte mi trafisse, so solo che mi passò attraverso e che pensai che un pene sarebbe stato traumatico ma almeno sadicamente naturale, invece quella spranga di ferro mi ha distrutta e basta. Io sopravvissi, certo, e anche Frida, perché la vita vale molto più di questo. Frida conobbe Diego che era ancora una bambina. Ricordo quella sera mentre si lavava e lavava me, come sorrideva ripensando alla mattina quando aveva preso l’autobus ed era andata con la scuola a vedere il grande pittore lavorare. Lei, bambina – e sapete come sono le bambine a quell’età, quando dicono le…

  • racconto di Natale

    INSPIRATION BOARD

    Il promemoria sulla lavagna, all’ingresso dell’ufficio, più o meno recita così:  “A tutti i collaboratori di biró: riunione di redazione programmata martedì 1 alle ore 11 nella sala centrale. A partire dalle 10:30 ognuno, a turno, dovrà lasciare sul tavolo più di un oggetto (natalizio o meno poco importa): servono idee per il numero di dicembre.” È perentorio, io e la mia socia, ce ne rendiamo perfettamente conto, ma non possiamo perdere ulteriore tempo: andiamo in stampa proprio la vigilia di Natale e di strutturato c’è poco e niente. Alle 10:25 attacco un post-it all’angolo destro del tavolo: “accenti di dicembre” scrivo in nero. Dopo cinque minuti ha inizio una…

  • racconti a tema

    SOLI

    La musica è potente perché condivisibile. Ha questa innata forza di sfondare la parete della solitudine facendoti ritrovare in metro a spartire una cuffia con un amico, una fidanzata, un padre. E puoi anche cantare, puoi prendere le sembianze dell’artista. Puoi condividere le note, il testo, uno sguardo. Questo mi faceva pensare la coppia che mi camminava davanti e che si divideva una canzone nell’auricolare destro lui, sinistro lei. Ed è bello, mi dicevo, avere qualcosa che ti piace, che è tuo, da dare a un altro. Vivevo al terzo piano di un palazzone in periferia. Uno come tanti, con i balconi e le tristi piantine, le scale all’entrata e…

  • racconti

    La Divina

    Apro gli occhi. A un metro da me, un microfono. Non ne ho mai visto uno così. Forse solo in televisione in quei vecchi programmi che mi faceva guardare mia madre. Ma dal vivo mai. Ha la forma di una saponetta. Sì, sembra proprio una saponetta metallica attaccata ad un’asta che non si sa da dove viene, né dove vada a finire. Do un’occhiata in giro. Non c’è nulla. Sono avvolta da una luce fortissima. Bianca. Come il mio nome. Mi metto alla ricerca, senza molto successo, di un qualcosa di conosciuto. Abbasso lo sguardo e scopro che sono a piedi nudi su un pavimento in legno: unica sfumatura colorata…

  • racconti

    L’ARBITRO

    Uno Me lo ricordo: era il decimo turno del campionato femminile e l’arbitro era venduto di sicuro. Figurarsi che ci annullò per fuorigioco un gol siglato su rigore. Beh, che devo dire? Come presidente della polisportiva dilettantistica Cisternino, certe cose non riesco a sopportarle. Così nell’intervallo abbandonai le gradinate per recarmi a protestare. Ma quando giunsi dinanzi allo spogliatoio riservato al direttore di gara, sentii provenire dall’interno una voce strana – non esito a definirla “impomatata”, tant’era declamatoria e goffamente impostata. «Io sono uno e trino,» ripeteva a ciclo continuo, «Io sono Ugo e Rino, o meglio Gianlucandrea. E dal momento che studio canto lirico, i miei si bemolle suonano…

  • racconti

    Io, donna, sono un uomo ricco

    Apro la portiera dell’auto e non mi accorgo che la cintura di sicurezza penzola minacciosa vicino all’asfalto, pronta ad impiccare la mia sventurata caviglia. Rimango impigliata senza rendermi conto di cosa stia accadendo, e per il contraccolpo il mazzo di chiavi mi scivola dalle dita cadendo rumorosamente sull’asfalto, un metro più avanti. Nonostante questa stramba, insensata sequenza – durata meno di un secondo – resto in piedi per miracolo imprecando ad alta voce. Dal lato opposto un uomo mi sta osservando con cipiglio severo, ma non appena volgo lo sguardo verso di lui abbassa il capo, concentrando la sua attenzione sui suoi piedi, ma non abbastanza rapidamente da nascondere lo…

  • racconti

    Storia di un finale

    Spengo la sveglia. Stropiccio gli occhi e, come tutte le mattine, mi infilo sotto la doccia a contare le ore che mi separano dal ricongiungimento con il mio adorato letto. Resto in accappatoio per un tempo che a me pare interminabile (e forse lo è) fino a quando – con un atto di estremo coraggio – inizia la mia meccanica sequela quotidiana: colazione, lavo i denti, mi vesto, mi trucco e, alla porta, indosso i tacchi. In auto ripasso le mail da inviare, le pratiche da chiudere e archiviare e i clienti da ricontattare. Ingrano la retromarcia per parcheggiare e lo specchietto retrovisore mi rimanda l’immagine del capo che si…

  • racconti

    Meknès, Marocco

    aprile 2011 Quando sono entrata nella mia stanza marocchina per la prima volta, non ho pensato che fosse piccola o sporca. In realtà era piccola, e sporca, non aveva l’armadio e non c’era il letto. Ho pensato a Firenze, alla mia ultima serata fuori, ai tavolini del bar e alle persone nuove che non avevo mai visto prima. Ho pensato che da quando ero partita avevo sempre i capelli sporchi, che mangiavo sempre senza avere fame, e che erano passati dieci giorni da quando ero arrivata a Meknès. Dieci giorni. Sono tanti dieci giorni. Chissà cosa fanno gli altri a Firenze adesso. Ho poggiato lo zaino e ho realizzato che la…