• racconti

    Amaro

    Non c’era luce quella sera: il paese era quasi completamente al buio. Senza dettagli, senza difetti, tutto nascosto nell’ombra.  Le strade erano deserte con i vicoli che profumavano di pietra, umidità e sollievo. Le poche persone fuori avevano lo sguardo basso, camminavano anonimi e timidi come se tutto quel buio fosse una loro colpa. La piazza era vuota e illuminata. Le luci arancioni dei lampioni, pesanti, inchiodavano il silenzio, la malinconia di una notte solitaria, di un piccolo borgo mezzo morto che aspetta solo la neve per vestirsi di bianco e riposare.  La piazza era vuota, non come due giorni prima. Prima della festa del paese. Proprio quel pomeriggio ero…

  • racconti

    Le ragazze dell’Aiguille d’Alger

    12 luglio 1934 Mia cara Clementine, mi dispiace scriverti questa lettera dopo così tanti anni di silenzio. Mi dispiace che il pretesto sia la dipartita di una persona cara. Ho ricevuto un telegramma da Marie proprio ieri, e non ti nascondo che la funesta notizia mi ha distrutto. A quasi settant’anni non credevo di essere ancora in grado di piangere. L’ultima volta è stato per te, in quel lontano giorno d’aprile al Jardin d’essai. Furono così dolorose… Come lo è ora la morte di Fatima.      Mentre scrivo – e spero potrai perdonare l’inchiostro sbavato – gli occhi si inumidiscono. Non riesco a credere che Fatima sia morta. Vorrei scriverti parole…

  • editoriale

    editoriale giugno

    Mia sorella dice spesso che vivo in un mondo tutto mio, fatto, secondo lei, di fiabe e poca realtà. A niente vale il ribadire che tutti abbiamo una dimensione propria in cui abitiamo: liberi di muoversi, accettarsi, tollerare lo spazio che in un certo senso siamo costretti a condividere con il resto del mondo. Quello di tutti. Così, non mi sono meravigliata più di tanto quando un paio di venerdì fa mi è capitato di scontrarmi con un mondo nuovo. Anzi due: quello di Donatien Alphonse François de Sade e di Leopold von Sacher-Masoch. Questi signori, non più in vita da almeno cent’anni, hanno dato un contributo essenziale a quelle…

  • racconti

    Kompong

    Siccome ero nel mio periodo vintage stavo ascoltando i Love.Non so cosa pensavo di trovare in Cambogia. Forse solo provare qualcosa di diverso, smettere di guardare i visi tristi sul metrò delle otto e trenta, perdermi nel fascino dell’Indocina coloniale o scrutare da vicino la povertà. Quella, intanto, l’avevo incontrata subito nell’orfanotrofio vicino al lago Tonlè Sap.Era stato un incontro devastante, almeno per me, lei, la povertà, sembrava averla presa meglio: si era incarnata nei corpi magri, nei visi sorridenti dei bambini, sempre nudi, sporchi, che tiravano la gonna dicendo “Madame I’m angry”. E io lì: impotente nel saziare quella fame insaziabile. E a loro mancava tutto. I genitori, le…

  • racconti

    La regina dell’acqua

    Era per quel suo modo di trattenere il fiato, occhi socchiusi, labbra serrate a formare una linea piatta, il respiro che moriva nella cassa toracica e lo sguardo perso dentro un finestrino di orizzonti color asfalto e muri scrostati. La pelle del viso, delle guance gonfie di ossigeno, perdeva a poco a poco l’usuale pallore e virava in un rosa perlato seguito da un rosso scarlatto. Stringeva le dita della mia mano e alla fine sbuffava come se le avessero tolto un tappo dalla bocca. Si voltava e sorrideva. Era per quello che Marilù rimaneva sott’acqua più di tutti noi: si allenava ogni giorno trattenendo il respiro sul pulmino che…

  • racconti

    Eppure una bomba era esplosa

    Il teatro era proprio lì: a cinque minuti dal caffè in cui mi ero fermato. Restai immobile a contemplare la facciata rovinata. Ai miei piedi c’era parte dell’insegna, ne raccattai un pezzo, soffiai via la polvere e poi lo rigettai di nuovo a terra. Lavoravo in quel posto fin da quando ero piccolo. Lì, avevo imparato ad amare le più grandi opere e ad appassionarmi a quel mondo.  Entrai nell’atrio, piovevano ancora calcinacci, dovevo fare attenzione. Il pavimento era un disastro: c’erano macerie ovunque. Per un attimo vidi anche corpi umani agonizzanti stramazzati a terra. Fortunatamente era solo la mia immaginazione. Guardai l’orologio. Erano le otto di mattina. Pensai che…

  • racconti a tema

    CANTO XXV DELL’ODISSEA

    Sono a questo cazzo di telaio da anni. La mia vita è un inferno. E lui, invece? È vivo? È morto? Chi lo sa. Dal piano di sotto scatta un applauso. Mi alzo e lo sgabello cade. Che nervi questi Proci! Sono qui a sbafo, uccidono i nostri animali, mandano in malora il patrimonio dell’isola e si scopano pure le mie ancelle. D’altronde io le capisco! Hanno voglia, sono giovani e belle.  Le mani mi tremano. Anche io ho voglia! Passo tante volte il filo della trama sull’ordito. Ma che faccio? Che pasticcio! Ridacchio. Ecco devo disfare tutto. Sorrido. Tutte le scuse sono buone. Mi prendo il viso tra le…

  • racconti

    Così, sono morto

    Sono entrato alle otto e mezza precise di mercoledì.  Lei ha aperto ed è scappata subito in cucina lanciando parole. Ho compreso solo uno scusa, cena, finire. Mi sono ritrovato da solo nel salotto. Una tv Panasonic da 40 pollici inserita nel muro, forse lo vendono così, con lo schermo incorporato, un divano tre posti larghi con i poggiapiedi elettrici, un mobile con una collezione di dvd del corpo umano, di film di Harry Potter e un sacco di fotografie che ho preferito non guardare per non fantasticare storie, passati o altro e rimanere vergine della sua conoscenza. Mi sono seduto sul divano cercando di occupare meno spazio possibile e…

  • racconti

    Miss Hilda e Il libro per signore di Mr. Godey

    Ti posso assicurare che lui sembrava altrettanto raggiante quando ti ha accompagnato in quelle camminate eccessivamente sentimentali per Darling House. Romance of Old Letters   Harry Harewood Leech Ho vagato solitario come una nuvola nel cielo per molto tempo, prima di versare lacrime pesanti come la pioggia che si abbatte sui narcisi gialli e bianchi.  I fiori dell’agriturismo crescevano ai lati di un sentiero pedonale, in piccole aiuole delimitate da sassi piatti e grigi che sembravano rubati da un fiume. Gelsomini, petunie, garofani, gerani e narcisi di tutte le tonalità incorniciavano il giardino di Darling House con un prato coloratissimo che da lontano trasformava l’intera proprietà in un paesaggio da impressionisti,…

  • racconti

    NAKED. Una storia violenta

    #1 Mi chiamo Matilde, per via di un vecchio fumetto femminista che mia madre adorava, e domani sarà il mio compleanno. Sempre se ci arrivo a domani visto la situazione in cui mi trovo: nuda di fronte ad otto stronzi armati fino a i denti. Non che mi capita spesso – è la mia prima volta – di trovarmi di fronte a un plotone di esecuzione, ma la situazione lo richiedeva. La situazione si chiama famiglia. Sono l’ultima di tre sorelle, nate a Lampedusa, da genitori misti. Papà di Tunisi, arrivato con una di quelle fantomatiche barche che si vedono  la sera al telegiornale mentre frustrate casalinghe cornute sfornano cavolfiori…