• racconti

    Invidia

    La sua stanza era quella in fondo al corridoio, vicina alle porte d’emergenza. In quello spazio non era permesso fumare, ma lo facevano tutti, e lei più degli altri. Usciva dalla camera in tuta blu, spingeva la sedia a ruote con un braccio solo mentre l’altra mano era impegnata a reggere la sigaretta. Parlava molto, anche quando fumava. Raccontava di sé, della sua vita professionale – era infermiera –, di un fidanzato di cui non faceva mai il nome, della sua cicatrice. Con quella voce carezzevole e i gesti gentili si era guadagnata una buona reputazione nell’intero primo piano. Si lavava i capelli biondo rame un giorno sì e uno…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Febbraio ‘24

    Sotto al titolo de L’altrui mestiere di Primo Levi che sto leggendo per un saggio, ho appuntato una sua frase tratta da  I sommersi e i salvati: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Più sotto ho aggiunto: il male.  E ancora più sotto ho annotato: il male è assoluto? Forse per Levi lo era e posso immaginare che lo abbia impersonificato in Hitler. Colpevoli e complici di questo mio filosofeggiare riguardo al male sono stati anche i testi [due racconti di Ilaria Parlanti e di Luciano De Vivo, illustrati da Stefania Natale e Francesca Gastone, insieme al saggio di Mattia Lupini] che ospiteremo sul nostro spazio in questo freddo…

  • racconti

    Cose che non so

    Papà è un tipo strano. O almeno così dicono qua, io non ci avevo mai pensato. Qua, alla centrale, dicono che non si fanno queste cose, dicono a sottovoce che i pazzi le fanno, queste cose.  – Papà ha sempre avuto un sacco di mappe – gli dico.  Ed è vero, le ha sempre avute, e ci ha sempre portato a vedere cose di questo tipo, che piacciono a lui. Burroni, scogliere, pozzi. Li vedevamo, e basta. A volte facevamo picnic vicino. E papà raccontava delle cose su questi posti. Non erano belle storie, ma erano storie. Cerco di spiegarlo, al poliziotto, alla signora gentile che mi ha messo la…

  • racconti

    La fune

    Patrizio fruga nello zaino da trekking con un ghigno sulla faccia. Dovevo capire che aveva in mente qualcosa quando ho visto che portava una sacca così grande, ma sapevo che mi avrebbe dato una risposta evasiva e che io non avrei insistito, per cui ho lasciato perdere. Vorrei soltanto ondeggiare nell’oblio della corrente e nel ronzio delle libellule che sfregano appena il pelo dell’acqua, e invece l’orecchio e l’occhio sinistro tendono verso Patrizio, e lo vedo, la pelle abbronzata, i capelli paglierini che spuntano dal cappello, gli occhi fervidi, che estrae qualcosa dallo zaino. Non ha caldo? Come fa a non venirgli voglia di tuffarsi, e perché io non gli…

  • racconti

    Il Pedaggio

    I quattordici anni avevano il sapore di frizzy pazzy, mentolo e saliva. C’era Tessa, per esempio, che millantava mani sotto la maglia e reggiseni slacciati; il suo fisico da acciuga pigiato contro il busto puberale di chissà chi nei bagni al primo piano del liceo. Annina aveva lasciato su un colletto il segno delle sue labbra, la traccia scintillante del gloss alla ciliegia. Mimì, la più coraggiosa di noi, non s’era nemmeno nascosta: l’avevamo vista all’uscita di scuola, fronte contro fronte a un ragazzetto biondo della classe davanti la nostra. Anche Leti, la mia migliore amica, si era portata in bagno un ragazzo, addirittura più grande, e aveva lasciato la…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Gennaio ’24

    Mettere insieme tre termini [editoriale, almanacco e kitsch] così distanti tra loro non è stata poi questa grande impresa [a volte penso che le cose siano complicate se viste a priori, per scoprire poi che non lo sono affatto: basta solo iniziare, accostare, non restare immobili, né soli].  Editoriale Almanacco Kitsch Mi rendo conto che più osservo le tre parole sulla pagina, più adoro questo accostamento di antipodi [e questo già potrebbe avvalorare il kitsch del titolo]. Ad ogni modo, non sono qui per raccontare quello che più mi piace [o forse sì?, forse intendo fare anche questo?!] ma per presentarvi gli appuntamenti [almanacco, per l’appunto] del primo mese dell’anno.…

  • racconti

    Congelatore, termos e altre cose

    Prima di andare in vacanza mia madre sbrinava il congelatore. Svuotava anche il frigorifero, non doveva restare nemmeno un panetto di burro nel frigorifero, ma quando lo faceva quasi non ce ne accorgevamo. Per consumare tutto il cibo ed eliminare ogni traccia di ghiaccio, invece, ci volevano giorni, notti, settimane intere, e quando ce ne andavamo a dormire lei era sempre lì, a raschiare, in ginocchio, con uno straccio in mano e una bacinella tra le gambe. Le maniche arrotolate, le ciabatte bagnate. Dobbiamo mangiare tutto quello che c’è qui dentro, diceva, mentre un coniglio scuoiato gocciolava sul lavandino.  Me ne stavo sulla sedia a guardarla mentre infilava il braccio…

  • racconti

    centro commerciale

    Scrivo nelle ore di luce e nei punti silenziosi della casa. Mi sveglio a intervalli regolari nella notte: riconsidero le scene, nella testa le stravolgo. Sul letto appunto le modifiche tra una sveglia del cellulare e l’altra. La storia sovrasta i discorsi del mattino, oscura la vita intorno. Nelle fasi più impegnative, la scrittura rende spettri.  Riparto o non riparto?, sono tormentato.  Voglio casa mia perché non so scrivere altrove, mia madre ne è mortificata. Tutto trama contro adesso, anche il modem: s’è spento e non s’accende più.  Riparto o non riparto?, sono dilaniato.  Mamma non demorde. Una luminescenza abbaglia il cielo come un presagio indecifrabile: è in quel momento…

  • racconti

    Argilla

    Ai bambini che raggiungono il sesto mese di vita si ha l’abitudine, fra la mia gente, di tagliare le gambe, all’incirca a metà coscia. È il capo delle guardie che si occupa di amputarci. Non è un grande dramma, siamo tutti senza gambe e nessuno qui – giovani, donne, vecchi – percepisce questa tradizione come una cruenta mutilazione. Solo le guardie hanno gli arti integri. Non sono come noi: altra specie, altri attributi, altro ruolo. Loro camminano, noi ci trasciniamo. Loro possono vedere oltre il muro, eppure non ne sembrano affatto felici. Scorrazzano nel villaggio, sui torrioni, fra le passatoie della muraglia. Sono taciturni. La nostra unica occupazione da mattino…

  • storiviste

    Carta e forbice

    Ciò che amo, delle illustrazioni, è l’immediatezza. Saper dire senza dire, narrare con un solo gesto a matita, una macchia di colore o un insolito incastro di frizzanti ritagli.  Penso a questo mentre scendo le scale e attraverso gli spazi bianchi della nostra redazione. Lo studio grafico è al piano di sotto, ormai manca poco.E manca poco anche al nostro secondo numero.È già passato quasi un anno.Questa è una mattinata di pensieri ad alta voce e, inevitabilmente, di ricordi. Con la memoria torno a settembre, a quella mattina troppo calda per essere autunnale, piena di sorprese e piccole meraviglie. Arrivata al piano terra mi fermo, provando a sentire di nuovo…