• racconti

    La meccanica della precisione

    “Sono io, Cassandra. / (…) E questi i miei nastri e la verga di profeta. / E questa è la mia testa piena di dubbi. / È vero, sto trionfando. / I miei giusti presagi hanno acceso il cielo. / Solamente i profeti inascoltati / godono di simili viste. Solo quelli partiti con il piede sbagliato. (…) / Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo (…) / È andata come dicevo io. / Però non ne viene nulla. / E questa è la mia veste bruciacchiata. / E questo è il mio ciarpame di profeta. / E questo è il mio viso stravolto. Un viso che non sapeva di poter essere…

  • editoriale

    Ottobre: Krònos, il Titano Tempo e la dualità umana

    Ho letto, da qualche parte, che la morte e il tempo sembrano essere temi cari agli scrittori. Pare che scrivere [e a volte proprio scrivere di loro, della morte e del tempo] aiuti a esorcizzare l’incombenza [il tempo] di sparire dalla faccia della terra [la morte] e sperare di lasciare una minima traccia di memoria nella vita di altri comuni mortali che non siano solo i propri parenti. Al momento per me la morte resta una misteriosa assenza da guardare di sottecchi, da lontano e con ossequioso rispetto e timore. Il tempo invece è proprio un’ossessione. O meglio: la sensazione di non averne abbastanza. Non nascondo che mi sono ritrovata…

  • editoriale

    Luglio, gli albori di Guernica

    Gli inizi, per me, sono sempre un dramma. Alzarmi dal letto o principiare qualunque attività – escluse quelle di piacere s’intende – equivale a dimostrare il postulato secondo cui cominciare è sinonimo di un macigno trasportato da un punto a verso un punto b su una superficie pari a settantamila anni luce. Insomma, una cosa difficilissima che richiede tempo [tanto]. Certo, ammetto che alla fine, sposta che ti ri-sposta, il pesante fardello da un numero imprecisato di tonnellate, si scopre poco più che un sassolino. E allora si vola.  Nel complesso meccanismo dello start, non fa eccezione la scrittura: capire come attirare da subito l’attenzione del lettore, è cosa ardua.…

  • editoriale

    Giugno, i miei sogni esclusivi

    Giugno è il mio mese. Ho scritto qualche minuto fa sul mio taccuino. Poi, invece di motivare la mia affermazione, ho concentrato l’attenzione su un dettaglio. Ho preso quindi il vocabolario e ho cercato mio. Aggettivo e pronome possessivo. Indica “proprietà, possesso” sia nel significato giuridico del termine [seguono una serie di esempi], sia nel valore molto più ampio di “appartenenza” o “relazione” tanto dal punto di vista fisico o morale [altri esempi] quanto dal punto di vista affettivo […]; nello specifico quest’ultimo è riscontrabile in alcuni costrutti in cui a prima vista sembrerebbe superfluo e che denotano “attaccamento” o “consuetudine”. Oltre al valore di aggettivo può avere anche il…

  • racconti

    La scrivania

    L’amministratore condominiale è un uomo con un cappello e un cappotto sempre addosso, porta gli occhiali e lo chiamano ingegnere perché forse in un passato, da qualche parte, ha studiato o forse perché ingegnere è solo una variante altrettanto vuota dell’appellativo dottore. L’amministratore condominiale ha sulle sue spalle questo palazzo, che muta volto ogni giorno, bestia feroce e carcassa vuota, a volte mi chiedo se faccia più paura il vuoto che lo invade o la gente che maldestramente lo abita.  Si regge in piedi in un ammasso colloso di polemiche e accuse su chi ha fatto gocciolare il bucato sul balcone di chi e su chi ha rigato la macchina…

  • racconti

    Oltre la finestra

    Mi risvegliai in piena notte, con la sensazione di averla persa.  Rotolai fino al bordo del letto e mi misi a sedere piantando i piedi sulle mattonelle. Erano fredde.  Scivolai verso la finestra facendo attenzione a non inciampare sui vestiti sparsi per la stanza. Scostai la tenda e mi piegai in avanti fino a toccare il vetro con il naso nel tentativo di scorgerla tra le piccole goccioline di rugiada che danzavano sospese nell’aria.  Ripresi fiato quando la vidi oltre il prato ammantato di erbacce, ritta sul fusto ricoperto di foglie. Era cresciuta. L’avevo annaffiata per mesi con lacrime e speranze, e adesso mi stava ripagando.  Tornai a letto. Lui…

  • racconti

    Lettere minuscole

    È notte e a bordo di un tram stanco riempio il foglio di lettere minuscole. Scrivo e mi ripeto che sono solo lettere minuscole e troppo rumore non possono fare. Lontano da qui, in un’altra casa, sotto altre coperte, con un’altra donna, tu dormi e io non ti voglio svegliare. E allora scrivo e uso solo lettere minuscole che neonate stanno lì, su un seggiolone, e mi guardano con occhi sgranati e battono forte le mani, che le labbra hanno bisogno di aiuto per parlare, che le labbra hanno bisogno di aiuto per raccontare.  È notte e sulla strada di casa inquino l’aria di lettere minuscole. Le faccio uscire una…

  • editoriale

    Maggio, anatomia di un viaggio: piccola frazione di vita

    Il cartellone indica: binario 8. Prima di raggiungere la carrozza, rileggo, ancora una volta, il numero del treno, l’ora di partenza e la destinazione: mi terrorizza – e allo stesso tempo mi attrae – l’idea di salire su un convoglio sbagliato che mi porti chissà dove. Così, dopo l’ennesimo controllo, isso la borsa in spalla, trascino il mio trolley quattro ruote e mi avventuro nel rumoroso mondo della stazione: un gruppetto di persone in corsa che mi taglia la strada, un bambino con la bocca imbrattata di gelato che mi sorride e la voce metallica che elenca le fermate di un regionale e subito dopo si scusa per il disagio. …

  • racconti

    Ray of light

    Sono fortunata ad aver trovato lavoro qui. Da quando papà ha avuto un incidente in cantiere, le cose a casa hanno iniziato a peggiorare. Deve essere operato alla gamba destra. E a lui è andata bene. Per il suo collega Martin la caduta dal ponteggio è stata fatale. Mamma era disperata, non sapeva cosa fare. Ha sempre cucinato torte da vendere alla pasticceria in centro per arrotondare, come avrebbe potuto sostenere le spese per l’operazione e mantenere la famiglia? Mia sorella minore, Gwendaline, avrebbe dovuto rinunciare al college: questo mamma non l’avrebbe mai permesso.  È grazie a Liv se sono qui: lavoravamo insieme in una tintoria dei sobborghi, poi lei…