• editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Luglio ‘24

    Non troppo tempo fa una persona mi ha detto: «… a un certo punto faccio come i gamberi: cammino all’indietro». Per qualche strano motivo la mia testa ha elaborato l’immagine di un granchio e senza pensarci troppo mi sono sentita in dovere di replicare, scioccamente e ingenuamente: «in realtà i gamberi si muovono di lato». La questione è finità lì: non ho più dato peso a quella persona [che gambe in spalle – davanti, indietro o di lato – non ha perso molto tempo e si è dileguata] e alle sue parole, ma i miei pensieri, i miei neuroni [che non si fermano e non si stancano mai di sinaptare]…

  • racconti

    Nell’utero del mondo

    La casa la comprammo all’asta e fu un affare. Un affare come se ne facevano tanti in quel periodo: con la Grande siccità tutti vendevano, scappavano, lasciavano le vite rinsecchite delle città per le riserve, per una speranza e il suo rigoglio, lì dov’era ancora possibile vivere come si viveva quando l’acqua non era un problema da risolvere, come lo è fare figli in un mondo senza acqua. Dei nostri amici, nessuno era rimasto in città. Ma io e Marta eravamo un’anomalia. Lo siamo sempre state, un’anomalia. A noi piaceva la città, nonostante tutto, ma volevamo anche una casa più grande. Perciò ci trasferimmo in questa vecchia villa scorticata dal…

  • Cose che tutti vedono

    Mi è scoppiata la moka

    Mi è scoppiata la moka, un’altra volta, non posso crederci. Ma dovevo aspettarmelo, non sono mai stato bravo a prendermi cura di me.  La mia routine da un paio di mesi è sempre la stessa: sveglia, pipì, denti, dai i croccanti alla Tina, lava i piatti, metti su l’acqua, prepara qualcosa da mangiare, del porridge o del pane tostato con l’hummus, mettiti sul divano con la copertina rossa il té e il libro del momento, goditi la tranquillità, coccola il gatto, scrivi un po’ sul tuo diario, programma la giornata e, quando puoi, concludi con trenta minuti di yoga.  Questo almeno era come me l’ero progettata, mentalmente e fisicamente, sulla…

  • racconti

    Fuga Fame Fede Frate

    Ho camminato a lungo. Ho camminato stanco. Ho camminato tutto. Ho camminato fino a perdere le dita dei piedi, i calcagni, i polpacci. Succede così, senza dar troppo clamore: una mattina ti svegli e non hai più neppure il tuo corpo. Per un sadico tranello del destino che mi pretende ancora vivo, però, ogni parte del mio corpo è ancora al proprio posto. Volgendo lo sguardo verso il basso, piedi, gambe, pene e busto sono ancora lì. Tutto ha mutato forma, ma c’è. Non credo di pesare più cinquanta chili. Quando smagrisci a tal punto, la carne progressivamente si scioglie e pelle, muscoli e tendini si scolpiscono sullo scheletro. Vanno…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Giugno ’24

    Szentkirályi è il nome che leggo sulla bottiglietta dell’acqua comprata all’aeroporto di Budapest. Accanto ho appoggiato una moneta da 100 HUF – il fiorino ungherese – così simile alle nostre vecchie cinquecento lire. Osservo questi due oggetti [metalli fusi in forma circolare e plastica ergonomica con tanto d’etichetta – sempre rigorosamente in plastica] e imploro da loro l’ispirazione per aprire l’almanacco di giugno: sono il mio monito a ricordarmi gli innumerevoli pensieri elaborati durante i miei pochi – ma intensi – giorni di vacanza nella capitale magiara. Siamo tanti in questo mondo, è stata una delle frasi ricorrenti che mi sono detta. Era [e lo è tuttora] un sollievo il…

  • racconti

    Il vuoto pieno

    Oggi Ninetta mi ha regalato un camioncino rosso. Ninetta fa la maestra, però non nella mia classe, abita vicino a me. Mi fa i sorrisi con i denti larghi e mi dà sempre le caramelle. Mia madre dice che sono io che gliele vado a chiedere. Quando torno a casa, lei sta appoggiata alla porta e mi dice sei un maleducato, e sputa per terra. Stamattina mi sono svegliato con la voglia di caramelle di Ninetta. Allora mi sono girato piano nelle coperte e ho controllato che faceva mamma. Con le finestre ancora chiuse non c’era tanta luce e ho faticato, ma poi ho visto che stava seduta sul letto…

  • storiviste

    Come rovesciare un secchiello 

    Intervista a Raffaele Cataldo  (Di me non sai, Accento Edizioni) Non ci eravamo mai visti prima.  Sapevo che aveva dieci anni più di me e che portava spesso un cappellino nelle foto. Che viene dal mare, e che il suo mare è più lontano e più bello del mio.  Sapevo che abbiamo avuto la stessa insegnante, io e lui, ma in momenti diversi. E lo sentivo, per queste ragioni, vicino. Un compagno di banco. Allora ci siamo incontrati in un posto semplice, una lavanderia a gettoni, perché entrambi dovevamo fare il bucato. E siamo usciti dai nostri appartamenti di città con il sacco dei panni sporchi tra le persone del…

  • racconti

    L’estate più calda degli ultimi quarant’anni

    Ieri sera, quando sono rientrato dal lavoro, ho visto due valigie all’ingresso. Laura era nella camera del bambino. È lì che dorme ormai da tre mesi. Non riesce a starmi vicino. La capisco. Nemmeno io ce la faccio a stare con me.  Mia madre mi ripete – ogni giorno – che insieme possiamo superare questo momento.  Siete giovani, mi dice, avete tutta la vita davanti. Ma quale vita? Mi sono tolto la giacca. Ho percorso il corridoio. Laura stava seduta sul bordo del letto. Dovevo fare un passo, uno soltanto. Ma poi ho notato che aveva le scarpe ai piedi. Quelle scarpe mi urlavano che il tempo era scaduto. Niente…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Maggio ’24

    Ho accolto maggio come sono solita fare ormai da tempo: con una domanda e due ciliegie. Adoro questo mese, avrei desiderato tanto nascervi e invece m’è toccato giugno che pure è affascinante per tante ragioni [prima tra tutte il mio principiare in questa vita] ma preferisco maggio! Me lo figuro rosso, come le ciliegie di cui vado ghiotta, e come una risposta che paziente, solenne e pronta attende di essere riscattata. La domanda, dicevo, ha una subdolenza irritante, si insinua dappertutto pure nelle cose che vorrei fossero scevre dai miei pensieri tormentosi [i libri che leggo, per esempio – ma non è poi questo che dovrebbe fare la buona narrativa:…

  • Spazitralerighe

    25 aprile. Nessun compromesso. Quindi ho chiesto ad Antonio Francesco Perozzi.

    […] La mia storia è la storia di tutti e la vostra è la mia. Ascoltate come nel mondo più incalzanti che nel filo del telegrafo le linee e i punti brusiscono i pensieri di miliardi d’uomini. […]  G. Piovano, Ultimo, Poema di noi, Effigie, Milano 2007 Mentre scrivo mancano due giorni alla Festa della Liberazione e i fatti che obbligano me e chiunque abbia chiaro cosa è fascismo e cosa è antifascismo ad alzarsi ogni mattina con un pugno alzato e una responsabilità a lottare senza scendere mai a compromessi aumentano. Gli ultimi sono emersi ieri, carcere Beccaria, torture su detenuti minorenni, violenze sessuali, sacchi di sabbia per nascondere…