editoriale

Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Luglio ‘24

Non troppo tempo fa una persona mi ha detto: «… a un certo punto faccio come i gamberi: cammino all’indietro». Per qualche strano motivo la mia testa ha elaborato l’immagine di un granchio e senza pensarci troppo mi sono sentita in dovere di replicare, scioccamente e ingenuamente: «in realtà i gamberi si muovono di lato».

La questione è finità lì: non ho più dato peso a quella persona [che gambe in spalle – davanti, indietro o di lato – non ha perso molto tempo e si è dileguata] e alle sue parole, ma i miei pensieri, i miei neuroni [che non si fermano e non si stancano mai di sinaptare] mi hanno riportato prepotentemente a quella frase ed EUREKA! L’ovvietà: i granchi camminano di lato e i gamberi indietro.

Dalle poche reminiscenze dell’esame di zoologia preparato ormai credo più di un decennio fa, gamberi e granchi [che riflettono il mio stereotipo estivo, mi riportano al mare e alle onde che si distendono all’infinito, si confondono, si disperdono e spariscono all’orizzonte invisibile e trascinano ogni cosa dietro e dentro in un amalgama azzurra – sembra di parlare dei miei pensieri] camminano indietro o di lato solo se minacciati, per difendersi da un nemico. Questa è la loro risposta – di fuga immediata e indolore – a un presunto attacco. Dunque il messaggio era più che eloquente e, sebbene io abbia fatto confusione tra le specie dei crostacei, l’interpretazione era giusta. Curioso – ah! povere le mie sinapsi, quanto  do loro da lavorare! – che poco dopo mi siano tornate alla mente le parole scritte da Walter Siti in Contro l’impegno. Riflessioni sul bene in letteratura:

«Confinare le parole al loro uso comunicativo o didattico è ormai più una deriva tecnologica che un’esigenza civile. Si dice che con le parole si può cambiare il mondo, “le parole sono importanti” – ma se davvero sono importanti, allora bisogna anche saperle ascoltare (proprio loro, non le idee), farsi vuoti e disposti a lasciarsi guidare dal loro misterioso aggregarsi; purché la ragione, prima di essere vinta, si dibatta, come un pesce tirato in secca.»

Ascoltare – ascoltarci – bene. Interpretare, non per cambiare il mondo ma per plasmare noi, nella versione migliore di noi stessi; o forse è il caso di dire, nella direzione migliore per noi stessi.

Fatte queste piccole premesse-osservazioni, vi consiglio di dedicare un po’ del vostro tempo – e riposo – alle letture che pubblicheremo nei prossimi giorni: i racconti di Maria Tedesco, Gloria Liccioli; la storivista di Camilla Vinella e la rubrica di poesia della nostra Elena Chiattelli. 

Non mi resta che augurarvi buone letture e buona estate ovunque voi andiate: tra i granelli di sabbia, in un rifugio in montagna o tra le strade torride delle città piene di cicalecci e grilli!

Francesca Gentile