editoriale

Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Gennaio ’24

Mettere insieme tre termini [editoriale, almanacco e kitsch] così distanti tra loro non è stata poi questa grande impresa [a volte penso che le cose siano complicate se viste a priori, per scoprire poi che non lo sono affatto: basta solo iniziare, accostare, non restare immobili, né soli]. 

Editoriale

Almanacco

Kitsch

Mi rendo conto che più osservo le tre parole sulla pagina, più adoro questo accostamento di antipodi [e questo già potrebbe avvalorare il kitsch del titolo].

Ad ogni modo, non sono qui per raccontare quello che più mi piace [o forse sì?, forse intendo fare anche questo?!] ma per presentarvi gli appuntamenti [almanacco, per l’appunto] del primo mese dell’anno.

In questo lunghissimo gennaio ospiteremo i tre racconti della call a tema The Bridge. I nomi dei vincitori sono MariaSole Cusumano, Dario Landi, Giacomo Canton. Nell’attesa di leggere i loro testi, ci tenevo a lasciare una piccola riflessione [editoriale, per l’appunto].

Non è un caso che a Gennaio la redazione abbia deciso di pubblicare dei racconti con questo specifico tema: il ponte. Nella città in cui sono nata, nella città dove ho vissuto tanti anni della mia vita e dove ho lasciato il mio cuore e anche nella città che attualmente mi ospita, ci sono un numero di ponti superiori a due. Che sia mare o fiume, per andare da un punto all’altro della città, a un certo punto si deve attraversare un ponte. Qualcuno mi ha detto che ogni volta che si passeggia su di un ponte bisognerebbe esprimere un desiderio; l’ho fatto e oltre ai miei sogni [che sto ancora aspettando si realizzino], ho sempre cercato di contare i passi, i pensieri che riuscivo a elaborare, perfino la loro qualità.

Non è un caso che a gennaio io mi stia chiedendo se nell’andare da un punto all’altro del ponte [o da un anno a un altro] tutti i passi, i pensieri, le relazioni, i sorrisi, le gioie, le tribolazioni e le incazzature mi abbiano [e quanto] cambiata. Qualcuno giurerebbe che in un lasso di tempo così breve come quello di un ponte [ma anche quello di un anno] il cambiamento, anche se c’è stato, è irrisorio. 

Eppure la somma di minimi, impercettibili cambiamenti ha mutato il mio aspetto [esteriore ed interiore]. 

Eppure continuo [continuiamo] a camminare, a percorrere ponti, alla fine dei quali immagino mi aspetti sempre l’inizio di un altro ponte.