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    SOLI

    La musica è potente perché condivisibile. Ha questa innata forza di sfondare la parete della solitudine facendoti ritrovare in metro a spartire una cuffia con un amico, una fidanzata, un padre. E puoi anche cantare, puoi prendere le sembianze dell’artista. Puoi condividere le note, il testo, uno sguardo. Questo mi faceva pensare la coppia che mi camminava davanti e che si divideva una canzone nell’auricolare destro lui, sinistro lei. Ed è bello, mi dicevo, avere qualcosa che ti piace, che è tuo, da dare a un altro. Vivevo al terzo piano di un palazzone in periferia. Uno come tanti, con i balconi e le tristi piantine, le scale all’entrata e…

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    La Divina

    Apro gli occhi. A un metro da me, un microfono. Non ne ho mai visto uno così. Forse solo in televisione in quei vecchi programmi che mi faceva guardare mia madre. Ma dal vivo mai. Ha la forma di una saponetta. Sì, sembra proprio una saponetta metallica attaccata ad un’asta che non si sa da dove viene, né dove vada a finire. Do un’occhiata in giro. Non c’è nulla. Sono avvolta da una luce fortissima. Bianca. Come il mio nome. Mi metto alla ricerca, senza molto successo, di un qualcosa di conosciuto. Abbasso lo sguardo e scopro che sono a piedi nudi su un pavimento in legno: unica sfumatura colorata…

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    L’ARBITRO

    Uno Me lo ricordo: era il decimo turno del campionato femminile e l’arbitro era venduto di sicuro. Figurarsi che ci annullò per fuorigioco un gol siglato su rigore. Beh, che devo dire? Come presidente della polisportiva dilettantistica Cisternino, certe cose non riesco a sopportarle. Così nell’intervallo abbandonai le gradinate per recarmi a protestare. Ma quando giunsi dinanzi allo spogliatoio riservato al direttore di gara, sentii provenire dall’interno una voce strana – non esito a definirla “impomatata”, tant’era declamatoria e goffamente impostata. «Io sono uno e trino,» ripeteva a ciclo continuo, «Io sono Ugo e Rino, o meglio Gianlucandrea. E dal momento che studio canto lirico, i miei si bemolle suonano…

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    Io, donna, sono un uomo ricco

    Apro la portiera dell’auto e non mi accorgo che la cintura di sicurezza penzola minacciosa vicino all’asfalto, pronta ad impiccare la mia sventurata caviglia. Rimango impigliata senza rendermi conto di cosa stia accadendo, e per il contraccolpo il mazzo di chiavi mi scivola dalle dita cadendo rumorosamente sull’asfalto, un metro più avanti. Nonostante questa stramba, insensata sequenza – durata meno di un secondo – resto in piedi per miracolo imprecando ad alta voce. Dal lato opposto un uomo mi sta osservando con cipiglio severo, ma non appena volgo lo sguardo verso di lui abbassa il capo, concentrando la sua attenzione sui suoi piedi, ma non abbastanza rapidamente da nascondere lo…