• racconti

    Persone sole

    A guidare il taxi si finisce con il capire le persone.  A me, ad esempio, basta la porzione di loro che riesco a scorgere dallo specchietto retrovisore e so già chi sono i passeggeri. A parlarmi di loro sono uno sguardo perso, un occhio, un orecchio, il rumore che fanno le molle del sedile posteriore. Questo qui ha fretta: si è spinto in avanti. Questa qui è una matta: si è spostata tre volte. Lei è sola: si è lasciata cadere sullo schienale, appoggia il gomito sul finestrino e preme la fronte contro il vetro.   Sono il carro funebre di anime tristi in questa periferia del mondo. Sembra quasi di…

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    Waddan

    Aveva deciso per tutti, mio padre. Saremmo andati in Libia. Avremmo caricato le nostre cose sulla macchina e la macchina sulla nave. Cosa rimanevamo a fare, diceva, nella provincia di Ravenna lungo il Po maleodorante, quando al di là del mare ci aspettavano le messi rigogliose e la ricchezza? Cos’erano le saline di Cervia in confronto alle lodi cantate dal Vate su quella terra nostra, conquistata con i petti prestati ai proiettili e alle sciabole?  A me, però, sarebbe mancata la nostra piazza con la chiesa e le casine basse dei pescatori dove abitava l’Ileana. E così le scorribande nella pineta con gli amici, il nascondino dietro i tronchi ritorti…

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    Kerkstraat

    Il pub stava chiudendo quando, d’un tratto, andò via la luce. Al buio, detti l’ultimo sorso. Frugai le tasche e lasciai qualche moneta sul bancone.Vivevo ad Amsterdam da ormai quattro anni e pagavo ancora l’affitto per un bugigattolo di 30 metri quadrati. A me stava comunque bene. Rientrai in casa che era mezzanotte passata. Era stata una delle mie solite giornate: lavoro fino alle sette, poi cena al pub. Rientrando nel mio appartamento, non potei fare a meno di accorgermi di un miagolio. Varcai la soglia di casa e vidi un gatto sopra uno dei miei dischi. Era seduto sopra la banana disegnata da Andy Warhol. Oziava senza alcun ritegno…

  • racconti

    Scintilla

    Non ci penso spesso, ma quando mi capita ricordo quell’episodio come se ancora fossimo in quel mattino di maggio della quinta elementare. Io occupavo l’ultimo banco della fila, quello vicino alla finestra. In quinta elementare stare all’ultimo banco non voleva ancora dire essere la peggiore: ero stata sistemata lì per caso all’inizio dell’anno dalla maestra e non mi ero mai lamentata.  Proprio davanti a me sedeva la mia migliore amica, J., e due banchi alla mia destra c’era L., la bambina che in quel momento occupava il secondo posto nella classifica delle amiche – classifica che avevo stilato l’anno prima e che era in continua evoluzione. La posizione di J.…

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    editoriale luglio

    Il n’y a pas de règles. Non ci sono regole. Mi ha detto qualche sabato fa la mia amica francese Marine. E da allora non faccio che pensare a questa frase.  A questa frase e al fuorigioco. Due concetti apparentemente antitetici eppure, secondo la mia mente, legati tra loro. Purtroppo ho terminato la psicanalisi ormai da un pezzo e tutte le volte che entro in questi trip amletici, che mi perseguitano per giorni, l’unico modo che ho per uscirne è indossare un costume, chiudermi per un quarto d’ora in una sauna e cercare di sviscerare la questione chiedendomi – come avrebbe fatto la dottoressa – cosa evocano in me questi…

  • racconti

    Vortici

    Lei è sdraiata su un telo azzurro. Sotto di lei una distesa di sabbia dorata. La visuale è buona, riesco a seguire ogni movimento. È lì da una ventina di minuti. Ho pensato subito fosse una sirena, poi ho visto le gambe. Allora mi sono detto: è una dea. Una dea distesa verso un sole che non splende. È immobile da venti minuti. Solo il suo petto, si solleva e si abbassa con regolarità, quasi seguendo una specie di picchiettio costante. Una volta, un tizio mi ha detto che sulle spiagge le dee non sono una novità. Le riconosci subito: sono vicine eppure irraggiungibili. Partecipano alle nostre stesse feste, si…

  • racconti

    Amaro

    Non c’era luce quella sera: il paese era quasi completamente al buio. Senza dettagli, senza difetti, tutto nascosto nell’ombra.  Le strade erano deserte con i vicoli che profumavano di pietra, umidità e sollievo. Le poche persone fuori avevano lo sguardo basso, camminavano anonimi e timidi come se tutto quel buio fosse una loro colpa. La piazza era vuota e illuminata. Le luci arancioni dei lampioni, pesanti, inchiodavano il silenzio, la malinconia di una notte solitaria, di un piccolo borgo mezzo morto che aspetta solo la neve per vestirsi di bianco e riposare.  La piazza era vuota, non come due giorni prima. Prima della festa del paese. Proprio quel pomeriggio ero…

  • racconti

    Le ragazze dell’Aiguille d’Alger

    12 luglio 1934 Mia cara Clementine, mi dispiace scriverti questa lettera dopo così tanti anni di silenzio. Mi dispiace che il pretesto sia la dipartita di una persona cara. Ho ricevuto un telegramma da Marie proprio ieri, e non ti nascondo che la funesta notizia mi ha distrutto. A quasi settant’anni non credevo di essere ancora in grado di piangere. L’ultima volta è stato per te, in quel lontano giorno d’aprile al Jardin d’essai. Furono così dolorose… Come lo è ora la morte di Fatima.      Mentre scrivo – e spero potrai perdonare l’inchiostro sbavato – gli occhi si inumidiscono. Non riesco a credere che Fatima sia morta. Vorrei scriverti parole…

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    Una boccata d’aria fresca – Festival della Letteratura Sociale

    Domenica 30 maggio 2021.  Suona la sveglia, guardo il cellulare: le 8:00. Rimandarla almeno altre cinque volte, per avere l’illusione di dormire un altro po’, è ciò che farei in un giorno normale, ma oggi è diverso.  Oggi, dopo un anno e mezzo, finalmente torno a un festival di libri dal vivo e non mi sembra vero. Si tratta del Festival della Letteratura Sociale, alla sua sesta edizione, che si tiene a Firenze.  Mi stiracchio un po’ e penso al mio treno che partirà tra un’ora e mezzo, già mi vedo arrivare tardi in stazione e correre per riuscire a non perderlo. Con questo pensiero mi fiondo in cucina per…

  • editoriale

    editoriale giugno

    Mia sorella dice spesso che vivo in un mondo tutto mio, fatto, secondo lei, di fiabe e poca realtà. A niente vale il ribadire che tutti abbiamo una dimensione propria in cui abitiamo: liberi di muoversi, accettarsi, tollerare lo spazio che in un certo senso siamo costretti a condividere con il resto del mondo. Quello di tutti. Così, non mi sono meravigliata più di tanto quando un paio di venerdì fa mi è capitato di scontrarmi con un mondo nuovo. Anzi due: quello di Donatien Alphonse François de Sade e di Leopold von Sacher-Masoch. Questi signori, non più in vita da almeno cent’anni, hanno dato un contributo essenziale a quelle…