• racconti

    Cannella

    Indice e pollice cercano invano la lametta, un contatto precluso dalla carta velina che struscia tra i polpastrelli con un fruscio simile al lamento delle foglie secche sotto le suole di scarpe. Il ricordo delle camminate al parco riemerge immediato dalla memoria: la mamma che vagava a elemosinare uno spicciolo, noi che la seguivamo qualche passo indietro quasi fossimo annodate ai suoi fianchi da una corda intessuta di fili invisibili. Agata stringeva la mia coscia nuda, lo sguardo rivolto alle cime degli abeti che si stagliavano su nubi mercurio, la consapevolezza di essere anche lei come una pianta nata nel sottobosco melmoso di una città senz’anima, un germoglio impaziente di…

  • editoriale

    Editoriale settembre

    Il nome deriva dal latino september, a sua volta da septem, sette, perché era il settimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo. Nel 37, l’imperatore Caligola mutò il nome del mese in Germanico in onore dell’omonimo padre, ma alla morte dell’imperatore il nome tornò quello originale. Nell’89 il nome fu nuovamente cambiato in Germanico, questa volta per celebrare una vittoria dell’imperatore Domiziano sui Catti, ma quando anche Domiziano morì [assassinato], il nome del mese fu ripristinato. Destino breve ebbe anche la riforma del calendario operata da Commodo, nella quale il mese di settembre prendeva il nome di Amazonius. Anche se in realtà muoio dalla curiosità…

  • Contest

    Erbe mediterranee

    Mentre sorseggio un cappuccino, poco prima di andare al lavoro, apro la galleria fotografica del cellulare e cerco la foto peccaminosa, protagonista da qualche giorno di ogni mio pensiero. Nessun volto né genitali, solo un dettaglio di due corpi nudi: dallo stomaco alla coscia, il culo bene in vista. Sento il petto agitarsi e percepisco uno strano calore tra le gambe che d’improvviso mi fa vergognare. Le persone attorno a me, non possono sapere cosa stia guardando, eppure a ogni sguardo che incontro, percepisco disappunto. Ciò che mi chiedo, però, è come mai una foto del genere susciti in me grande curiosità e allo stesso tempo mi faccia sentire irrequieta,…

  • editoriale

    editoriale agosto

    D’estate, quando sono in vacanza, c’è un momento della giornata che adoro particolarmente. È l’ora in cui il sole pende a ovest e il giorno si acquieta. Un venticello tiepido spira da qualche parte e la gente rincasa dal lavoro, dalla spiaggia o dal pendio di una montagna. Saranno più o meno le otto di sera, l’ora in cui decido che uscire a passeggiare e ascoltare tutto quello che c’è fuori, sia l’unica vera panacea.  Ho tracciato, in tutti questi anni, un percorso che di tanto in tanto mi piace modificare: imbocco qualche strada parallela, allungo nella piazza del paese e mi aggiro tra una serie di palazzine a tre…

  • racconti

    Persone sole

    A guidare il taxi si finisce con il capire le persone.  A me, ad esempio, basta la porzione di loro che riesco a scorgere dallo specchietto retrovisore e so già chi sono i passeggeri. A parlarmi di loro sono uno sguardo perso, un occhio, un orecchio, il rumore che fanno le molle del sedile posteriore. Questo qui ha fretta: si è spinto in avanti. Questa qui è una matta: si è spostata tre volte. Lei è sola: si è lasciata cadere sullo schienale, appoggia il gomito sul finestrino e preme la fronte contro il vetro.   Sono il carro funebre di anime tristi in questa periferia del mondo. Sembra quasi di…

  • racconti

    Waddan

    Aveva deciso per tutti, mio padre. Saremmo andati in Libia. Avremmo caricato le nostre cose sulla macchina e la macchina sulla nave. Cosa rimanevamo a fare, diceva, nella provincia di Ravenna lungo il Po maleodorante, quando al di là del mare ci aspettavano le messi rigogliose e la ricchezza? Cos’erano le saline di Cervia in confronto alle lodi cantate dal Vate su quella terra nostra, conquistata con i petti prestati ai proiettili e alle sciabole?  A me, però, sarebbe mancata la nostra piazza con la chiesa e le casine basse dei pescatori dove abitava l’Ileana. E così le scorribande nella pineta con gli amici, il nascondino dietro i tronchi ritorti…

  • racconti

    Kerkstraat

    Il pub stava chiudendo quando, d’un tratto, andò via la luce. Al buio, detti l’ultimo sorso. Frugai le tasche e lasciai qualche moneta sul bancone.Vivevo ad Amsterdam da ormai quattro anni e pagavo ancora l’affitto per un bugigattolo di 30 metri quadrati. A me stava comunque bene. Rientrai in casa che era mezzanotte passata. Era stata una delle mie solite giornate: lavoro fino alle sette, poi cena al pub. Rientrando nel mio appartamento, non potei fare a meno di accorgermi di un miagolio. Varcai la soglia di casa e vidi un gatto sopra uno dei miei dischi. Era seduto sopra la banana disegnata da Andy Warhol. Oziava senza alcun ritegno…

  • racconti

    Scintilla

    Non ci penso spesso, ma quando mi capita ricordo quell’episodio come se ancora fossimo in quel mattino di maggio della quinta elementare. Io occupavo l’ultimo banco della fila, quello vicino alla finestra. In quinta elementare stare all’ultimo banco non voleva ancora dire essere la peggiore: ero stata sistemata lì per caso all’inizio dell’anno dalla maestra e non mi ero mai lamentata.  Proprio davanti a me sedeva la mia migliore amica, J., e due banchi alla mia destra c’era L., la bambina che in quel momento occupava il secondo posto nella classifica delle amiche – classifica che avevo stilato l’anno prima e che era in continua evoluzione. La posizione di J.…

  • editoriale

    editoriale luglio

    Il n’y a pas de règles. Non ci sono regole. Mi ha detto qualche sabato fa la mia amica francese Marine. E da allora non faccio che pensare a questa frase.  A questa frase e al fuorigioco. Due concetti apparentemente antitetici eppure, secondo la mia mente, legati tra loro. Purtroppo ho terminato la psicanalisi ormai da un pezzo e tutte le volte che entro in questi trip amletici, che mi perseguitano per giorni, l’unico modo che ho per uscirne è indossare un costume, chiudermi per un quarto d’ora in una sauna e cercare di sviscerare la questione chiedendomi – come avrebbe fatto la dottoressa – cosa evocano in me questi…

  • racconti

    Vortici

    Lei è sdraiata su un telo azzurro. Sotto di lei una distesa di sabbia dorata. La visuale è buona, riesco a seguire ogni movimento. È lì da una ventina di minuti. Ho pensato subito fosse una sirena, poi ho visto le gambe. Allora mi sono detto: è una dea. Una dea distesa verso un sole che non splende. È immobile da venti minuti. Solo il suo petto, si solleva e si abbassa con regolarità, quasi seguendo una specie di picchiettio costante. Una volta, un tizio mi ha detto che sulle spiagge le dee non sono una novità. Le riconosci subito: sono vicine eppure irraggiungibili. Partecipano alle nostre stesse feste, si…