• racconti

    Sirene

    Carissima Eleonora, sono io, Flavia Ferrari. Ci siamo incontrate per la prima volta l’altra sera, ma è da anni che ti seguo sui social. Non credo di esagerare se dico che sono la tua fan numero uno. Faccio il tifo per te dai tempi dei primi tutorial su Youtube – mi faccio ancora lo chignon con la tecnica che spieghi in “Acconciature easy per tutte le occasioni” – e non mi sono persa nemmeno un passo del tuo percorso di vita come blogger e come influencer.  Non puoi immaginare quanto mi addolori il malinteso che ci è capitato.  Prima di darti la mia versione dei fatti, lascia però che cerchi…

  • racconti

    Viola

    Sono passati dieci mesi, o quasi, e non riesco a farci l’abitudine. Forse perché è aprile, le giornate sono più lunghe e il sole, alto, emana una luce che toglie quasi la vista. Così, penso di continuo a quanto sia strano. Senza alcun dubbio è l’evento più strano che mi sia capitato nella vita. Che poi, strano lo è, tuttora, solo per me. Sembra che tutti si siano abituati: nessuno più guarda in alto, nessuno si chiede come sia successo. Solo io, come un idiota, rimango ogni volta a guardarlo stralunato e mi chiedo come sia stato possibile, se tornerà tutto come prima o rimarrà così in eterno. Quando lo…

  • editoriale

    Editoriale ottobre

    Qualche settimana fa mi sono imbattuta in una frase che non sono riuscita a scrollarmi di dosso.  Certo, capita spesso di leggere frasi belle che restano nella mente e che magari faccio lo sforzo di appuntare su un taccuino o su fogliacci volanti che finiranno nel chissà dov’è del mio personale disordine.  L’universo è scritto in lingua matematica. È una frase semplice. Ha l’unica pretesa di essere stata scritta da Galileo Galilei.  [Forse anche di asserire quella che per i matematici è una verità. Anzi no, la Verità.] Lì per lì non ci ho fatto molto caso, ma poi ha preso a ronzarmi in testa come una fastidiosa zanzara. Voleva…

  • storiviste

    C’era una volta – Ada Brucia. Storia di un amore minuscolo

    C’era una volta,in un afoso pomeriggio di metà settembre, una donna che aveva tutta l’aria di essersi smarrita. Nonostante avesse seguito tutte le indicazioni: “dopo un piccolo boschetto di querce, si aprirà, davanti a te, una radura, io sarò lì ad attenderti”, lei era riuscita a sbagliare strada più e più volte. Se i fratelli Grimm avessero voluto descrivere la scena di me che vago da un quarto d’ora alla ricerca di un parco giochi, in una città a me sconosciuta nel cuore dell’Italia e che sa tanto di fiaba, di sicuro questo sarebbe stato il loro incipit.[E dopo tanto peregrinar…] Finalmente la vedo: una piccola area chiusa su tre…

  • eventi

    PLAY – Passaggio. Firenze RiVista

    Inserisco la cassetta nello stereo e premo play. Ascolto in silenzio. Lato A e lato B. L’ultima canzone suona così: Tell me whyAin’t nothin’ but a heartacheTell me whyAin’t nothin’ but a mistakeTell me whyI never wanna hear you sayI want it that way Questo racconto inizia dalla fine.  Dalla fine di Firenze RiVista. Sul palco de Le Murate, per l’ultimo incontro, Gabriele Merlini de L’indiscreto, Adriano Pugno di Tropismi, Lorenzo Fantoni di N3rdcore, Viola Valéry di In fuga dalla bocciofila e la scrittrice e comica Lavinia Ferrone hanno conversato su cinema, musica e, a tratti, politica, degli anni zero. Mi pareva il salotto del Maurizio Costanzo Show con gli…

  • racconti

    Cannella

    Indice e pollice cercano invano la lametta, un contatto precluso dalla carta velina che struscia tra i polpastrelli con un fruscio simile al lamento delle foglie secche sotto le suole di scarpe. Il ricordo delle camminate al parco riemerge immediato dalla memoria: la mamma che vagava a elemosinare uno spicciolo, noi che la seguivamo qualche passo indietro quasi fossimo annodate ai suoi fianchi da una corda intessuta di fili invisibili. Agata stringeva la mia coscia nuda, lo sguardo rivolto alle cime degli abeti che si stagliavano su nubi mercurio, la consapevolezza di essere anche lei come una pianta nata nel sottobosco melmoso di una città senz’anima, un germoglio impaziente di…

  • editoriale

    Editoriale settembre

    Il nome deriva dal latino september, a sua volta da septem, sette, perché era il settimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo. Nel 37, l’imperatore Caligola mutò il nome del mese in Germanico in onore dell’omonimo padre, ma alla morte dell’imperatore il nome tornò quello originale. Nell’89 il nome fu nuovamente cambiato in Germanico, questa volta per celebrare una vittoria dell’imperatore Domiziano sui Catti, ma quando anche Domiziano morì [assassinato], il nome del mese fu ripristinato. Destino breve ebbe anche la riforma del calendario operata da Commodo, nella quale il mese di settembre prendeva il nome di Amazonius. Anche se in realtà muoio dalla curiosità…

  • Contest

    Erbe mediterranee

    Mentre sorseggio un cappuccino, poco prima di andare al lavoro, apro la galleria fotografica del cellulare e cerco la foto peccaminosa, protagonista da qualche giorno di ogni mio pensiero. Nessun volto né genitali, solo un dettaglio di due corpi nudi: dallo stomaco alla coscia, il culo bene in vista. Sento il petto agitarsi e percepisco uno strano calore tra le gambe che d’improvviso mi fa vergognare. Le persone attorno a me, non possono sapere cosa stia guardando, eppure a ogni sguardo che incontro, percepisco disappunto. Ciò che mi chiedo, però, è come mai una foto del genere susciti in me grande curiosità e allo stesso tempo mi faccia sentire irrequieta,…

  • editoriale

    editoriale agosto

    D’estate, quando sono in vacanza, c’è un momento della giornata che adoro particolarmente. È l’ora in cui il sole pende a ovest e il giorno si acquieta. Un venticello tiepido spira da qualche parte e la gente rincasa dal lavoro, dalla spiaggia o dal pendio di una montagna. Saranno più o meno le otto di sera, l’ora in cui decido che uscire a passeggiare e ascoltare tutto quello che c’è fuori, sia l’unica vera panacea.  Ho tracciato, in tutti questi anni, un percorso che di tanto in tanto mi piace modificare: imbocco qualche strada parallela, allungo nella piazza del paese e mi aggiro tra una serie di palazzine a tre…

  • racconti

    Persone sole

    A guidare il taxi si finisce con il capire le persone.  A me, ad esempio, basta la porzione di loro che riesco a scorgere dallo specchietto retrovisore e so già chi sono i passeggeri. A parlarmi di loro sono uno sguardo perso, un occhio, un orecchio, il rumore che fanno le molle del sedile posteriore. Questo qui ha fretta: si è spinto in avanti. Questa qui è una matta: si è spostata tre volte. Lei è sola: si è lasciata cadere sullo schienale, appoggia il gomito sul finestrino e preme la fronte contro il vetro.   Sono il carro funebre di anime tristi in questa periferia del mondo. Sembra quasi di…