• racconti

    Tigri ed Eufrate

    La settimana iniziò il quindici di agosto. Vorrei fossimo tutti d’accordo che le settimane non dovrebbero iniziare di quindici di agosto e che niente ad agosto dovrebbe iniziare, soprattutto le settimane. Agosto è per finire. È un buon momento per essere lasciati e per finire i libri che avevi iniziato a luglio. Io quella settimana avevo dieci libri iniziati a luglio e quasi finito i soldi. Per fortuna avevo rimediato un lavoro: restare a Roma per badare ai gatti. Non a tutti i gatti, solo ad alcuni, i più redditizi, che vivono in attici luminosi e bevono da un depuratore d’acqua per felini. Anche Priscilla, la mia coinquilina ventenne, aveva…

  • Cose che tutti vedono

    Ultimi bocconi

    Ultimo boccone, che il mio amoresiriano si premurava di lasciarmi alla fine del pasto – non importa che fosse dolce o salato, a patto che fosse l’ultimo – e nella prima lontananza mi scrisse: «Valeria, la nostalgia del tuo corpo ha la forma dello spicchio di arancia che lascio appassire nel piatto – immaginando di porgerlo alle tue piccole labbra».  Così usava fare, l’amoresiriano, che nella città buia e devota alla crisi fumava e soffriva e beveva caffè; e sempre con la sigaretta in bilico tra il medio e la punta dell’anulare, sospesa – come la penna, lo sguardo cerchiato, la voce – nell’esitazione del poeta, lui, il poetasiriano. E…

  • racconti

    Tutto, in tutte le direzioni

    erto che me lo ricordo non lo dico mica per dire, quando potresti dimenticartene io me lo ricordo, è sempre e sempre con me con un accenno di nostalgia che tu puoi anche dire distorce, che mi fa ricordare quello che non era o comunque non come era, meglio di come era, se per aprire uno spazio come sto facendo adesso bisogna sempre passare col col col filtro ma normalmente non  se il punto è che ci sono momenti come questo in cui i momenti appunto ritornano — se il punto è che nel momento che ritornano sono con te fino alla fine — se il punto è che io…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco kitsch di Aprile ’24

    Mi scoprivo sovente ad almanaccare argomenti, e questo è il meno male: lo faccio tuttora con indubbio profitto, scriveva Cesare Pavese ne Il mestiere di poeta. Come non essere d’accordo? Come non sentirmi così tanto in empatia con lo scrittore e poeta suicida?  Avrei potuto scrivere, che ne so, lo scrittore e poeta piemontese, cuneese o qualsiasi altro aggettivo che avrebbe qualificato la sua persona, il suo lavoro e invece no: ho scelto quello che ha caratterizzato la sua morte.  Ho un dolore sarebbe dovuto essere l’incipit di questo editoriale, poi ho cambiato idea e ho pensato a Pavese, a questa sua frase, alla sua fine. Ci riprovo [non è…

  • racconti

    Berlino a pezzi

    Alberto ha  gli occhi così chiari che spesso lacrimano alla luce del sole.  Da ragazzi ci scherzava su, diceva che per quello amava la notte; in effetti, con il buio si comportava in modo molto diverso rispetto al giorno. Al mattino restava zitto, mi salutava muovendo appena la testa; le sere invece le passavamo a parlare fino a tardi sui sedili della sua jeep, la radio spenta. Solo in quelle occasioni lo riconoscevo davvero: facevamo commenti su quanto erano stronzi i nostri padri o su quanto avremmo voluto andare via da quel paese dove c’erano ancora le case di pietra – e lui sarebbe partito davvero. Nei momenti di silenzio…

  • racconti

    Epitome dell’errore

    Ho un refuso nel pensiero, un piccolo tarlo che mi  fa sentire sempre in errore: è evidente il suo maleodore, e lo scaccio e ritorna,  ritorna e lo scaccio, non riesco a metterlo in un sacco. Mi fa forse compagnia la sensazione che in ogni cosa che faccio un errore ci sia? Maestranze, spiegate le vele, si vola lontano, lontano dal posto in cui galleggia l’errore che sempre mi fece credere di vivere nel disonore.  Si può dir così: una mattina molto presto mi sono svegliata dopo inquiete turbe matrimoniali. Perché ora russi, perché tremi un po’, vai sul divano?, lasciami riposare.  Ho preso treni, insegnato a ragazzini molesti e…

  • racconti

    Perché le Variazioni Goldberg?

    Il modello in dotazione non era dei più nuovi: l’avevano definita una rigenerazione in ottimo stato, ma apparteneva comunque alla serie più avanzata. Valutarono GAE la soluzione migliore per il completamento del progetto urbanistico affidatomi dallo studio governativo. I dispositivi copilota erano da considerarsi in comodato d’uso, come ci teneva sempre a sottolineare la nostra responsabile. Qualsiasi danneggiamento per uso improprio, ribadiva al momento della consegna, sarà ripagato di tasca vostra, intesi?  Mentre firmavo il contratto d’appalto pattuendo i tempi di consegna, sbirciai verso di lei: guardava con discrezione un punto fisso davanti a sé, senza mostrare alcun segno d’interesse rispetto alla conversazione tra me e la progettista. Notai che…

  • editoriale

    Editoriale ovvero Almanacco Kitsch di Marzo ‘24

    Ho acquistato un paio di leggins in pelle nera, super aderenti, che foderano le mie cosce grassotte e i miei polpacci da calciatore. Quando li ho provati in camerino insieme a un body nero, pure quello attillatissimo, ho cominciato a canticchiare You’re the one that I want di Grease. Però di Olivia Newton-John alla specchio non c’era proprio nulla [a partire dai capelli biondi ricci, gli occhi chiari e le gambe chilometriche], o forse c’era anche troppo [fianchi larghi e cellulite in trasparenza]. Ad ogni modo non ho desistito: li ho pagati e me li sono portati a casa. Li indosso quando il mio livello di autostima è sotto le…

  • racconti

    Le mani

    Le mani prima del gesto. Le unghie smaltate del colore della crema di marroni. Cesellate a filo di dito. Il pollice e l’indice, lunghi una danza, affusolano la cartina. Calano il sipario.  Se la guardo in copertina, sul frontespizio del volto trovo subito il tocco inferto dalla biologia alla sua natura: due sopracciglia folte, rigide nei contorni del ritratto che è lei stessa anche da fuori. Nelle foto su Instagram è sempre un’ombra, una sagoma dietro un’opera d’arte con cui non si misura. Secondo la mia ragazza è persino una dea.  – Io? Quanti me ne daresti? e fuma, sospira e i denti sono il pettine con cui sfoltisce l’accento…

  • Cose che tutti vedono

    Nascita di un padre

    Nel tempio dei ricordi che ogni casa cela in sé mi chiedo quale sia il ruolo degli elementi al suo interno, decine di oggetti a formare il mosaico di un vissuto non sempre di immediata comprensione. Quadri, manufatti, fotografie si legano alle persone e allo spazio circostante, entrando nel dualismo soggetto/oggetto della platea domestica; è l’unione della persona con l’oggetto a rendere quest’ultimo unico: quattro semplici mura diventano museo della propria e personale storia. Forse è per questo che entrando nelle case altrui rimango così affascinato da tutto ciò che trasmette ricordi di una vita, trovandomi a girare tra foto e suppellettili in cerca delle storie che vi si nascondono.…